6 giugno 2008

...in ginocchio da te


Ciao a tutti, vedendo questa mia foto mi e' venuto in mente istintivamente il titolo di una famosa canzone di Gianni Morandi, appunto in ginocchio da te......
Ebbene da come potete vedere, la mia grigliata comincia di solito con l'arrostire prima della carne delle cipolle, peperoni, e una melenzana, e quando il tutto e' pronto, viene spellato, fatto a spicchi e messo tutto assieme in un piatto condito con aglio, olio d'oliva, sale e pepe, per chi ancora non conoscesse questo piatto, gli consiglio di provarlo il piu' presto possibile, tanto la bella stagione sta' appena cominciando, prossimamente la foto col "contenuto, ciao a tutti Fulvio

Mi hai stuzzicato, ed eccoti accontentato - gianni -

13 commenti:

Gianni Di Pasquale ha detto...

Caro Fulvio,
"gira vota e furria tirittuppiti na brunia".
Tutte le occasioni sono buone pi fari...schiticchiati.
Con il tuo hai iniziato la festa del picnic che domani si svolgerà dall'altra parte dell'oceano.
buon appetito.
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ps. Ti è piaciuta la canzone?

luisor ha detto...

Io la so un pochino diversa: "Na vutata e na furriata tippiti tippiti...na pignata!" La mia è come minimo più musicale, infatti su quattro parole tre fanno rima. E poi non ho mai sentito brunia, cos'è?

Gianni Di Pasquale ha detto...

C'è poco da fare,
cu rima e cultura
si vinci di misura.
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A "brunia", caro Luisor, è quel recipiente cilindrico alto circa 50-60 cm. con un diametro di circa 30cm. In terracotta smaltata color beige, dove le nostre mamme (almeno la mia) conservavano "u strattu".
Ti ricordi u strattu? ...
Concentrato di pomodori...
Asciugato al sole...
Nei piatti 'i strattu....
Se questi si rompevano, passava l'appuntapiatti e li riparava.
Li forava con un trapano ad archetto primordiale e dopo li cuciva con il fil di ferro, possibilmente arrugginito (Senò nun c'era piaciri).
Il suddetto “stratto”, ti ricordi com'era (e come lo è ancora) buono spalmato sul pane?
ALTRO CHE NUTELLA!!!

Anonimo ha detto...

Caro Gianni,io amo non solo la cucina semplice ma amo molto anche la natura,e quando capita l'occasione, nel caso della foto che era agli inizi di maggio, ne approfitto per farmi una scampagnata, questo laghetto che si trova a circa 50 km. da Amburgo,l'ho trovato per caso sulla carta e visitato gia'circa 25 anni fa' e da allora un paio di volte l'anno ci vado sia con la famiglia che con amici a farci una schiticchiata, poi come secondo nome, e questo mi ha colpito un po,'questo lago lo chiamano "weisse brunnen" che tradotto vuol dire "fontane bianche" ....
Riguardo allo stratto, mi ricordo quand'ero bambino che in diversi punti a Sortino sulle strade le donne mettevano lo stratto ad asciugare e mi ricordo che ogni tantino lo giravano, per noi ragazzini assendo lo stratto non tanto interessante perche' non dolce, rivolgevamo di piu'la nostra attenzione a dove ci fosse della marmellata di cutugno messa ad asciugare di cui ne eravamo golosi e di cui cercavamo a tutti i costi anche di prendere una o piu' frasculiate nel di dietro da parte di qualche massara, di rubarne dei pezzi, mi ricordo che un giorno gironzolando per le vie di Sortino con un amico, vedo su di un balconcino posto in una posizione sospetta e non molto in alto uno scanaturi, gia' questo e' bastato a fare squillare il campanello di allarme nelle nostre teste, cosi' salgo sulle spalle del mio amico e con la mano cerco di toccare e nel caso prenderne un paio di pezzi di quello che ci sia messo sullo scanaturi, ma faccio un movimento brusco, si rovescia lo scanaturi che cade sulla groppa dell'amico e tutti i pezzi di marmellata cadono a terra, un rumore della madonna, noi presi si dal panico d'apprima scappiamo , ma dopo fatti alcuni metri torniamo istintivamente tutti e due ad arraffare piu' pezzi di marmellata possibile per andarceli a mangiare poi con tutta tranquillita' alla abbrivatura o santuzzu....
Per i piatti di stratto mi sembra che erano di quelli che venivano fatti a Caltagirone, una cittadina famosa per le sue ceramiche artigianali che io ho avuto modo di visitare anni fa, ho visitato il museo che e'qualcosa di interessante davvero, gia'la villa comunale e'un capolavoro a se...
ciao

Anonimo ha detto...

PS: la canzone era una vera sinfonia

luisor ha detto...

Mi sento un verme, perchè io pur non amando molto il dolce apprezzo molto la nutella, ed infatti la mia colazione consiste in un pezzetto di pane del giorno prima ben spalmato di nutella. Brunia. Io non ricordavo questa parola ma ne ho ben presenti dimensioni, colori, forma e l'uso che se ne faceva. Ricordo anche i piatti, erano grandi e colorati ed andavano trattati con molta cura. Quando vi si metteva il pomodoro, precedente cotto in un pentolone, (quarata?) andavano messi al sole; mia madre ogni tanto con un mestolo di legno girava il pomodoro, io razzolavo intorno a lei, e si era sempre pronti a spostarli là dove batteva il sole. Dopo un paio di giorni il pomodoro diveniva strattu, a brumia era pronta ad accoglierlo ed il condimento delle pastasciutte invernali assicurato. E i piatti? I piatti venivano messi uno sopra l'altro avendo cura di mettere in mezzo un foglio di carta gialla che IO andavo a comprare in una bottega di via reg.margherita a qualche centinano di metri da casa mia.

Anonimo ha detto...

Il piu' famoso appuntapiatti deve essere"Zi Dima Li Casi" ne "La Giara" di Giovanni Verga, che con gran fastidio riusci' a cucirsi dentro "La giara"(Povero Zi Dima!)

Gianni Di Pasquale ha detto...

Caro Fulvio, dirò una banalità, ma i ricordi sono come le ciliege uno tira l’altro, anch’io visito spesso la bella cittadina di Caltagirone, anzi, questo, assieme a quello di Santa Venera, lo considero un’altro ...pellegrinaggio annuale.
E sai per quale motivo vado in questa città?
Alla ricerca di ceramica e piatti (di Caltagirone appunto)....ROTTI !!!
Questo mi procura due piaceri:
Il primo...economico. Una volta questi “cocci” li regalavano, ora, a volte, chiedono un ...“contributo spese”.
Il secondo, non so definirlo ....una specie di piacere interno quando, tornato casa, metto insieme quei cocci improvvisandomi novello... “Zì Dima Licasi “ e con pazienza li “appunto” con il fil di ferro (senza mastice però).
Non so se l’hai notato, ma nelle foto della fascia laterale del blog gemello (che poi è questo) c’è una foto di una piccola giara cucita con questa tecnica. Non ti dico chi l’ha fatta...
C’è anche una foto (e quì apro l’agomento “giochi della nostra infanzia”) di un uno strumento musicale giocattolo, che si chiama(va) “tittiritti” qualcuno l’ha mai ... suonato?
Non ditemi che faccio il professore, ma devo far notare due imprecisioni:
A Liusor: ha scritto “quarata”, ma forse voleva dire “quarara” questa, che serviva ai pastori per fare la ricotta, l’adoperavano anche le loro mogli per fare “u strattu”, mentre gli altri, miseri mortali usavano, “a pignata ranni di ramu” e forse anche di alluminio.
A Enzo Buccheri: (questa è una botta di cultura...) che ha confuso Giovanni Verga con Luigi Pirandello. In fatti la Giara fa parte delle “novelle per un anno” di Luigi Pirandello.
E con questo, mi sono guadagnato la giornata, e mi o’ccurcu. Buona notte ai ....visitatori.

luisor ha detto...

Si ho scritto quarata x quarara, ma è solo un errore di battitura. La quarara infatti io la conosco molto bene sia perché mia madre ci cuoceva il pomodoro per fare u strattu ma anche bottiglie di pomodoro, sia perchè mio padre faceva il pastore, sicchè io di quarare sapevo molto. Certo poi a 16 anni mi sono perso nelle nebbie di Koln, a 17 in quelle padagne, di molte cose mi sono scordato, ma la quarara è stata l'abc della mia infanzia. Per quanto riguarda la novella La Giara è davvero molto bella, ma io vorrei segnalare anche Serafino Guastella, contemporaneo di Verga e Pirandello che descrive molto bene ed anche molto spiritosamente la vita agropastorale della sicilia sudorientale, a noi culturalmente più vicina. E poi ci sarebbe un museo a Palazzolo da visitare, il museo messo su in decenni di lavoro da Antonio Uccello che raccoglie gli strumenti di lavoro dei contadini della nostra zona.

Anonimo ha detto...

Si pure io mi ero accorto dell'errore su Pirandello,pero' siccome questa novella l'ho letta una 40ina d'anni fa,ero insicuro se effettivmente era del Pirandello che se non erro ha anche ricevuto il premio nobel per la letteratura.
Gianni attento alla prossima giara che cuci, non e' che ti finisce come al signore del racconto.....
la quarara chi non la conosce allora e' nato veramente ieri, mi ricordo che il pastore "u campanaru" faceva un tempo la ricotta in una casa sutta a matrici dove un tempo qui ci abitava quel poveretto di "ciancianetra" e qui i ragazzini aiutavamo a fare fuoco finche' salisse la ricotta che mangiavamo poi calda con del pane e il seri, e con il seri rimasto i pastori lavavano poi la quarara aiutandosi con lo "scupazzu" una scopa fatta artigianale non so con quale tipo di piante.
Il tittiritti me lo ricordo nfusco,e' una specie di nacchera, quello strumento che usano in spagna mentre che ballano il flamenco, pero' mi ricordo di un vecchio pastore che sapeva suonare molto bene il "frischetto", e non solo, li costruiva pure a regola d'arte, il difficile pero' era saperci suonare...
ciao

Anonimo ha detto...

La QUARARA, si ,serviva per gli usi che Fulvio e Luisor han ben illustrato e descritto nei tempi quando la donna gestiva la casa e l'uomo andava a lavorare. Ricordo benissimo l'uso che ne faceva mia madre quando da bambino l'aiutavo a cuocere i pomodori e poi "rringilli"(stringilli) per fare " u srattu." Ben altri usi aveva la QUARARA oltre allo "srattu" e "a ricotta." Mia madre aveva un "tripporu" grande e utilizzava questo famoso recipiente per fare il sapone e per fare " a biancheria cua patassa, la famosa LISCIA." Essendo il piu' piccolo ed essendo cresciuto " sutta a unnedda" di lei, ero io ad aiutarla, in mancanza di figlie femmine. Ricordo anche che in campagna dove si lavorava durante la raccolta dei pomodori, utilizzavano una QUARARA ridotta per cucinare gli spaghetti e per mescolarli con la salsa di pomodori freschissimi, tutto per sfamare una diecina di lavoratori. La parola TRIPPORU divenne il vocabolo per indicare il processo di dare fuoco alla QUARARA per bollire l'acqua per cucinare gli spaghetti. Si diceva fra amici:" cci llai 'ntripporu? per indicare "li mangiamo due spaghetti"?

Gianni Di Pasquale ha detto...

Caro luisor,
ho cercato notizie su Serafino Guastella, e le ho trovate nel sito :
http://www.leinchieste.com/guastella.htm
Per me è stata una vera rivelazione! Grazie per la segnalazione!
Per quanto riguarda la casa museo Antonino Uccello. Vale certamente la pena visitarlo.
Qualche mese fa, ho avuto uno scambio di mail con il suo direttore Dott. Gaetano Pennino, e alla fine mi ha inviato del materiale cartaceo e due cd, che sto ...“masticando” e che presto ...”sputerò” sul blog.
Ti anticipo il titolo (provvisorio): “Il ciclo del grano e i canti dell’aia”.

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Caro Fulvio, non so se hai trovato la foto del “tittirittì”, alla lontana ha il suono delle nacchere, ma è un semplice gioco da bambini, ed è fatto con un quarto di guscio di noce, un pò di filo e una strisciolina di canna.
A proposito di canna: l’hai fatto anche tu, quella che chiamavamo “elica”? (girandola): Una striscia di canna lunga 15cm circa, con un foro sulla parte centrale, con incollate alle estremità due quadrati contrapposti di carta. Nel foro di questa canna, se ne inseriva un’altra con l’estremità appuntita e per evitare che la prima, “volasse “ via, cosa si metteva nella punta della seconda? una ...pallina nera, di un... materiale che (a quei tempi) abbondava per le strade di Sortino. A questo punto la domanda nasce spontanea di che natura era quel materiale? Risolvi quest’enigma.
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Caro Enzo Boscarino (Questa sera ce né per tutti),
Resto estasiato di fronte ai tuoi ricordi.
Del “tripporo” ne ho un vago ricordo, e non conoscevo quel modo di dire sulla spaghettata tra amici.
Anche della “liscia”, mi ricordo solo di un grosso canestro con dentro lenzuola, ricoperti cenere e acqua calda.
Del sapone: zero assoluto, lo usavamo, come tutti, ma non l’ho mai visto fare. In compenso, l’estate scorsa un mio conoscente me ne ha regalato qualche pezzo, e, anche se il profumo non è il massimo della vita, a volte lo uso. E voi nel Connecticut, oltre alla ricotta calda, fate anche il sapone?
Ieri cercando su internet un’immagine di Quarara (che non ho trovato), mi sono imbattuto in un sito che tratta di olio e sapone. Questo è l’indirizzo:
http://www.iblei.it/olio/Il_frantoio_dall_olio
_al_sapone.htm
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P.S. Come è andato il picnic?

Anonimo ha detto...

Gianni questa dell'elica e' troppo facile, la pallina che dici tu non e' altro che del materiale organico espulso dal di dietro di un animale con la lana che fa' bheeeee......ciao