12 giugno 2013

PADRE GAUDENZIO CIANCI


Questa bellissima Immagine, che raffigura il "nostro" 
Padre Gaudenzio Cianci
mi è stata inviata dall'amico e artista
Roberto Sequenzia
ed e stata ripresa da un dipinto dello stesso artista.
Assieme a questa immagine, Roberto
Mi ha inviato dei testi che,
ringrazio
e
pubblico volentieri.
(gianni dip)
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 Mi capita spesso di pensare alla mia infanzia e alle persone che mi hanno lasciato ricordi indelebili, una di queste è P. Gaudenzio Cianci, Sacerdote e prestigioso musicista, che tanto lustro ha dato alla nostra città di Sortino (SR).

Ho frequentato il convento dei P. Cappuccini fino all’età di undici anni, essendo nato e cresciuto nello stesso quartiere.

Mi sembra di sentire ancora nell’aria l’odore dell’incenso e l’eco dei canti vespertini dei monaci, e di sperimentare quella magica atmosfera di quiete e di spiritualità propria di quel luogo.

Fu lì che ebbi modo di conoscere P. Gaudenzio. Ricordo con particolare emozione quando, durante l’esecuzione all’organo di alcune delle sue composizioni, fra le quali “Inno al Servo di Dio Fra Giuseppe Maria da Palermo”, mi chiese di manovrare un congegno che, attraverso un mantice, immetteva l’aria necessaria al funzionamento dello strumento musicale. Ho ancora nel cuore l’effetto coinvolgente dell’armonia di quelle musiche e di quei canti che riuscivano, nonostante la tenera età, a farmi andare in visibilio.

Lo frequentai anche nel periodo delle scuole medie, presso il collegio “Istituto Serafico P. Cappuccini” di Augusta (SR), in cui gli era stato affidato l’incarico di corresponsabile della comunità.

Potevamo intrattenerci spesso a dialogare e dietro la figura apparentemente austera che, talvolta, incuteva un lieve timore, si nascondeva una personalità assai gioviale: era disponibile quasi sempre a stare in compagnia di noi ragazzi, per scherzare e farci sorridere con le sue battute colorate di semplice e spontaneo umorismo.

Si dimostrò invece un po’ esigente, ma sempre con i suoi modi accoglienti e gentili, quando volle organizzare un coro di ragazzi, con i più intonati per il canto, tra cui scelse anche me.

Ero fiero di far parte del gruppo e di essere stato selezionato da lui.

Il coro doveva esibirsi durante l’inaugurazione del campo di calcio dell’istituto, i cui lavori erano stati da poco tempo ultimati, prima che avesse inizio la partita.

Per tale evento i brani che P. Gaudenzio preferì furono “Va pensiero” e “O Signore dal tetto natio” di G. Verdi.

La cerimonia piacque molto, fu bella e interessante e si svolse alla presenza di diverse autorità religiose e civili.

Indimenticabili sono alcune serate trascorse durante una delle colonie estive, in contrada “Idroscalo”, a pochissimi chilometri da Augusta, in occasione delle quali il nostro P. Gaudenzio, con il suono della sua fisarmonica, ci allietava, in quei momenti da sogno, invogliandoci a cantare le bellissime canzoni da lui composte che ci rendevano felici e spensierati sotto un cielo colmo di stelle.

All’età di vent’anni, molto deciso a concretizzare il mio desiderio di creare un gruppo musicale folkloristico, pensai di informare P. Gaudenzio di questa mia iniziativa e di chiedergli, nel frattempo, il consenso per inserire nel nostro repertorio musicale le sue composizioni ispirate al folklore siciliano.

Sapendo di questo mio progetto ne fu felice ed entusiasta e fu disponibile a darmi in prestito il manoscritto delle sue composizioni musicali affinchè lo fotocopiassi.

In quella circostanza mi disse: “Ti consegno questo manoscritto perché ti conosco bene ” e, con molta franchezza e con tono calmo e profondo sottolineò: “Questo libro non lo darei mai a persone che non conosco” , lasciando intendere il valore prezioso che aveva per lui.

Subito dopo tornò al suo umore abituale per darmi la conferma che avrebbe confidato nella tempestiva restituzione dell’inestimabile fascicolo.

Stare in sua presenza mi suscitava una leggera soggezione perché ho avuto sempre la consapevolezza di trovarmi accanto a una persona molto colta, con una sensibilità eccezionale e una profonda conoscenza dei sentimenti umani .

Ringrazio di cuore P. Gaudenzio Cianci per quello che è stato e per tutto quello che ci ha donato.

Roberto Sequenzia
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Segue una breve biografia di Padre Gaudenzio, scritta da Roberto Sequenzia:
 
P. GAUDENZIO CIANCI

BIOGRAFIA

P. Gaudenzio, all’anagrafe Cesario Cianci, nasce a Sortino (SR) il 31 marzo 1917 da Giuseppe e da Maria Gianninoto. A soli undici anni entra nel Seminario Serafico di Gela, indossa l’abito religioso e inizia l’anno di noviziato a Calascibetta (EN) nel 1932. Dopo aver completato il ciclo degli studi filosofici a Modica (RG) e quelli teologici a Sortino, è ordinato Sacerdote il 29 Giugno del 1940.

Negli ambienti monastici francescani, affascinato dalla bellezza e profondità dei canti e dalla musica, ha l’opportunità di sviluppare le sue innate doti musicali e poetiche che dimostra di possedere sin dall’infanzia.

Le prime lezioni musicali le riceve in convento e già quindicenne compone il suo primo lavoro: un "tantum ergo" poi i suoi Superiori, riconoscendone le particolari predisposizioni, dopo l’ordinazione sacerdotale, lo inviano, per completare gli studi musicali, a Roma presso il Pontificio Istituto di Musica Sacra dove, nel 1945, ottiene la Licenza in Canto Gregoriano e, due anni dopo, il titolo accademico di Baccalaureato in Composizione Sacra.

Successivamente è chiamato nella sua provincia monastica per insegnare canto gregoriano ai chierici cappuccini. Sono di questi anni alcune delle sue composizioni migliori: il “Voce mea” dal transito di S. Francesco, le “Antifone finali mariane”, dette così perché concludono l’ufficio delle ore che i religiosi recitano quotidianamente. E’ sicuramente da ricordare il libro dei “Canti Sacri” che l’autore decide di pubblicare insieme alle “Antifone finali” e agli “ Inni Serafici”.

Lo stile di P. Gaudenzio Cianci deve molto all’influenza di Giovanni Pierluigi da Palestrina, le cui composizioni assunsero a modello insuperato della polifonia vocale sacra rinascimentale, e di Lorenzo Perosi (prima metà del Novecento), avendo sempre alla base l’ispirazione gregoriana, fulcro di tutto il canto sacro.

Le sue composizioni spaziano dall’oratorio ai canti liturgici, dalla musica sacra ai canti folk, dalla polifonia alle canzonette.

Opere meritevoli di figurare, tra quelle più note della tradizione siciliana, sono: “Ciuriddu” (testo di L. Capuana), “A rosa” e “Primavera n’ Sicilia” (testi di F. Fichera), “L’urtulanu” (testo scritto insieme a P. Vito La Martina); e infine quelli su testo proprio tra cui spiccano “U nnivina vintura”,”Maddalena”, divertente e dissacrante figura di popolana “dalle forme ardimentose”, e “Chiantu di ‘na matri”, superba lirica impreziosita da una nenia siciliana che esprime il pianto struggente di una madre in cerca del suo bambino disperso. Alcuni di questi brani si affermarono e vinsero al festival della canzone siciliana degli anni ’50.

Ci ha lasciato anche un melodramma in tre atti: “Santa Bibiana”, e per i più piccoli una fiaba musicale in quattro atti intitolata “Diadema di stelle” (testo di Carta Pennuto).

Numerosi sono i canti accademici e ricreativi, tra i quali “Rondinella nostalgica”, “Stella d’oro”, “Cuore di mamma” (testo di G. Cena), “Violetta blu”, “Sicilia in fiore”, “Serenata alla mamma”, “Ricordando” (mazurca), “Canzone alla neve”, “Campane a sera”, “Nostalgia”, “Danza delle Cavallerizze”.

Nel 1966, in qualità di studioso di musica classica, partecipa al Congresso Internazionale dei Musicisti Cappuccini tenuto a Oxford.

Conduce la sua vita religiosa e sacerdotale con convinzione e serietà, per questo i Superiori non esitano ad affidargli responsabilità nella guida e nell’educazione dei giovani seminaristi, novizi e chierici di teologia.

I fedeli dei luoghi dove è vissuto lo ricordano ancora con affetto e riconoscenza, per la sua letizia nell’espletare, con spirito francescano, quei doni che il Signore gli aveva elargito.

Nel giugno 1972 viene colpito da ictus cerebrale che riduce notevolmente le sue capacità sia motorie che psicologiche.

Ritiratosi nel convento di Sortino, dopo un anno riprende a suonare l’organo e il pianoforte con grande disinvoltura nell’improvvisare scherzi musicali.


L’8 febbraio del 1981, nel tardo mattino di fine inverno, vicino alla chiesetta di S. Francesco di Paola, viene trovato riverso sulla nuda terra col gesto quasi di volerla baciare l’ultima volta, per avergli sicuramente ispirato l’ultima melodia.

Oggi la sua opera è eseguita dalla Schola Cantorum del Convento dei P. Cappuccini di Sortino e dal locale Corpo bandistico il quale è stato a lui intitolato. Dall’amministrazione comunale gli è stata dedicata una Via principale della città.

Roberto Sequenzia.
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Caro Roberto, complimenti e grazie per la collaborazione.
Non conoscevo Padre Gaudenzio Cianci, ma guardando il ritratto, pittorico e letterario, che ne hai fatto ho la sensazione di averlo sempre conosciuto. In più tutto questo ha stimolato la mia curiosità per una conoscenza più approfondita.
Sarebbe molto interessante se nei prossimi mesi si potesse integrare questo post  con l'ascolto di brani, magari in video della "Schola Cantorum del Convento dei P. Cappuccini di Sortino e dal locale Corpo bandistico"...

Quando ho ricevuto la tua mail, caro Roberto, mi sono ricordato di una intervista del 2010, fatta a una persona, che tu conosci molto bene..., e che, guarda il caso, ricorda, con commozione  ed entusiasmo,  la figura di Padre Gaudenzio Cianci.
Quello che segue è il video dell'intervista 
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 Continua.....
Aspetto materiale audio e video delle opere musicali di P. Gaudenzio Cianci.