Il 12 settembre del 2009, presso i locali del Circolo Ricreativo Giovanile, di Sortino, si è svolta una festa in onore dei Sortinesi nel mondo, alla quale ha preso parte attiva il Sindaco di Sortino Prof. Paolo De Luca, che ha offerto ai sortinesi nel mondo presenti una medaglia del Comune di Sortino.
Per l'organizzazione e la buona riuscita della serata, mille ringraziamenti vanno al Presidente del circolo, Sig. Biagio Brinzi, al Sig. Franco Bongiovanni, ai soci e all'amico Nunzio Cartelli che hanno unito le loro forze e la loro stima verso di noi, Sortinesi nel mondo, per dedicarci questa bella festa. GRAZIE!!!
Hanno allietato la serata, con la loro intramontabile musica, i nostri cari compaesani musicisti:
Peppino Altavilla
Orazio (Oraziino)Ferrara
Vincenzo Rafalà
Salvatore Flores
Gli organizzatori, hanno incaricato il bravo professionista Pino Adorno, per la produzione di un DVD della serata.
Da questo DVD (grazie alla disponibilità dell'autore, che mi ha fornito il file originale) ho ricavato 8 video (il blog non "sopporta" video più lunghi di 10 minuti) ai quali ne ho aggiunto un nono con (poveri) filmati e foto fatte da me. I nove video si possono vedere in automatico nel dispositivo che si trova in calce a queste note. Cliccando su play verranno riprodotti tutti i video dall'uno al nove (durata totale 70 minuti circa!).
Se qualcuno (e saranno in tanti...) non avesse il tempo e la pazienza di vederli tutti, e volesse trovare un momento particolare, può cercarlo attraverso il sottostante l'elenco, nel quale ho indicato il contenuto approssimativo dei vari video:
video 1 di 9: Arrivo invitati.
video 2 di 9: Incontro tra gli invitati, foto e rinfresco.
Video 3 di 9: Presentazione della serata.
Video 4 di 9: Discorso del Sindaco di Sortino.
Video 5 di 9: Enzo Magnano (Centro Anziani)
Sortinesi nel mondo:
-Vito De Luca e signora Tina.
-Enzo Iaia e Signora
Video 6 di 9: Segue presentaz. Sortinesi nel mondo:
-Sig. Guastalegname e Signora.
-Gianni Di Pasquale e signora Rita.
-Sig. Giuseppe Boscarino.
Video 7 di 9: Segue presentaz. Sortinesi nel mondo:
-Sig. Nino Tarascio e Signora.
-Sig. Rio (Lapa) e Signora.
-Sig. Veca e signora Beba.
-Sig. Felice Mercurio (assente).
-Signora Tina Salemi
-Musica e balli.
Video 8 di 9: Musica e balli
Video 9 di 9: Sintesi della serata.
BUONA VISIONE
(gianni dip)
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Il video che segue contiene interviste e foto con alcuni “Sortinesi Nel Mondo”,
Spero che gli interessati non me ne vogliano, se in alcuni casi, ho “carpito” le immagini a ...tradimento.
Le persone presenti nel video sono:
Vito De Luca.
Beba Veca.
Gino Magnano.
Enzo iaia.
Carmelo Motta.
Nunzio Tabacco.
Giuseppe Rio.
Franco Guastalegname.
Nunzia Monitto.
Tina Salemi, con cugino.
Paolo Birritta e moglie.
Giuseppe Bruno e famiglia
Se qualcuno delle suddette persone non gradisse la presenza della sua immagine in questo video, possiamo tranquillamente cancellarla.
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21 ottobre 2009
13 ottobre 2009
SANTA SOFIA 2009 - SCIUTA -
Cari amici del blog, ben trovati a tutti!!!
Finalmente, dopo due ...sofferti mesi a Sortino, eccomi qui di nuovo nella nostra chiazza virtuale.
Durante questi due mesi, ho raccolto molto materiale su eventi e persone del nostro paesello, e poiché ci devo ...campare almeno fino al prossimo marzo quando, con ulteriore ...sofferenza, dovrò tornarci, questo materiale lo inserirò, nel nostro blog, a piccole dosi.
Intanto gustatevi (o ...beccatevi) il video della "sciuta" di Santa Sofia.
Anche se le "sciute" si ripetono con le stesse modalità, ogni anno è sempre un'emozione diversa e, spero che anche a voi, sciurtinisi no munno, questo video vi trasmetta la stessa emozione e partecipazione che ho provato io.
Come al solito, la qualità delle immagini è un po' scadente, ma quello che conta, non è "l'apparire" ma "l'essere.
Buona visione.
Gianni dipa.
Finalmente, dopo due ...sofferti mesi a Sortino, eccomi qui di nuovo nella nostra chiazza virtuale.
Durante questi due mesi, ho raccolto molto materiale su eventi e persone del nostro paesello, e poiché ci devo ...campare almeno fino al prossimo marzo quando, con ulteriore ...sofferenza, dovrò tornarci, questo materiale lo inserirò, nel nostro blog, a piccole dosi.
Intanto gustatevi (o ...beccatevi) il video della "sciuta" di Santa Sofia.
Anche se le "sciute" si ripetono con le stesse modalità, ogni anno è sempre un'emozione diversa e, spero che anche a voi, sciurtinisi no munno, questo video vi trasmetta la stessa emozione e partecipazione che ho provato io.
Come al solito, la qualità delle immagini è un po' scadente, ma quello che conta, non è "l'apparire" ma "l'essere.
Buona visione.
Gianni dipa.
23 luglio 2009
SORTINESI NEL MONDO - PICNIC 2009 - CONNECTICUT U.S.A.
L’amico Enzo Boscarino, mi ha inviato una serie di foto del picnic annuale, che si è svolto il 7 giugno 2009.
Con piacere le ho assemblate, ricavandone un video che, spero riproduca l’atmosfera allegra e amichevole che traspare dalle foto stesse.
Tra le foto ricevute, ce n’era una che ritraeva Enzo, impegnato a cantare e suonare la chitarra.
Questa foto mi ha suggerito l’idea di “sfruttare” qualche sua canzone come “sfondo” musicale per il video stesso. Quindi ho chiesto, e ricevuto un cd con alcuni suoi brani musicali e...guardate il video....
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Con piacere le ho assemblate, ricavandone un video che, spero riproduca l’atmosfera allegra e amichevole che traspare dalle foto stesse.
Tra le foto ricevute, ce n’era una che ritraeva Enzo, impegnato a cantare e suonare la chitarra.
Questa foto mi ha suggerito l’idea di “sfruttare” qualche sua canzone come “sfondo” musicale per il video stesso. Quindi ho chiesto, e ricevuto un cd con alcuni suoi brani musicali e...guardate il video....
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BUONE VACANZE (Giannidip)
20 luglio 2009
1969-2009 - QUARANT'ANNI DALLO SBARCO SULLA LUNA
Oggi, 20 luglio 2009. Quarant'anni fa, il primo essere umano terrestre sbarcava sulla luna.
Qualcuno potrebbe pensare che quest'evento ha poca attinenza con il nostro blog dei "Sciurtinisi no munnu".
Forse si, forse no.
Per tanti di noi che assistettero a quell’evento eccezionale, tornare con la memoria, indietro di quarant’anni, è come ripercorrere a ritroso il cammino di una vita.
In Italia non c’era ancora la televisione a colori (e chi se ne ...frega), il "personal computer" e "internet" sarebbero stati considerati pura fantascienza. Alcuni dei nostri figli, non erano ancora nati (il mio primo nascerà nel novembre dello stesso anno).
Eppure, oggi, eccoci qui, già nonni, a dialogare tra noi e a trovarci in questa “chiazza virtuale” anche grazie agli studi e alle apparecchiature che permisero lo storico sbarco.
Senza le invenzioni di quegli anni, forse noi “Sciurtinisi no munnu” saremo ancora
"cummu fogghi o ventu,
ognunu po sa cuntu".
Non dico che non lo siamo più ma, oggi sicuramente, lo siamo un po’ meno.
Si racconta che quando Neil Armistrong, appoggiò il piede sulla luna, sentì alle sue spalle, una voce, in dialetto napoletano, che diceva ...”signò accattativi a pizza ...a pì..."
Questa storiella, con un amaro sorriso, ci indica che l’emigrazione non si pone limiti nè di spazio nè di tempo.
Chissà se un giorno, le future generazioni di giovani Sortinesi, saranno costrette ad emigrare anche sulla luna. Se lo faranno, sarà grazie (o per colpa) anche di quel primo viaggio.
A quel punto, si dovrà cambiare il nome al nostro blog:
da "Siurtinisi no munnu"
a “Sciurtinisi na l’universu”...
Oggi, tutte le televisioni (con i loro potenti mezzi) sicuramente trasmetteranno molte immagini e documentari inerenti lo storico sbarco.
Qualcuno potrebbe pensare che quest'evento ha poca attinenza con il nostro blog dei "Sciurtinisi no munnu".
Forse si, forse no.
Per tanti di noi che assistettero a quell’evento eccezionale, tornare con la memoria, indietro di quarant’anni, è come ripercorrere a ritroso il cammino di una vita.
In Italia non c’era ancora la televisione a colori (e chi se ne ...frega), il "personal computer" e "internet" sarebbero stati considerati pura fantascienza. Alcuni dei nostri figli, non erano ancora nati (il mio primo nascerà nel novembre dello stesso anno).
Eppure, oggi, eccoci qui, già nonni, a dialogare tra noi e a trovarci in questa “chiazza virtuale” anche grazie agli studi e alle apparecchiature che permisero lo storico sbarco.
Senza le invenzioni di quegli anni, forse noi “Sciurtinisi no munnu” saremo ancora
"cummu fogghi o ventu,
ognunu po sa cuntu".
Non dico che non lo siamo più ma, oggi sicuramente, lo siamo un po’ meno.
Si racconta che quando Neil Armistrong, appoggiò il piede sulla luna, sentì alle sue spalle, una voce, in dialetto napoletano, che diceva ...”signò accattativi a pizza ...a pì..."
Questa storiella, con un amaro sorriso, ci indica che l’emigrazione non si pone limiti nè di spazio nè di tempo.
Chissà se un giorno, le future generazioni di giovani Sortinesi, saranno costrette ad emigrare anche sulla luna. Se lo faranno, sarà grazie (o per colpa) anche di quel primo viaggio.
A quel punto, si dovrà cambiare il nome al nostro blog:
da "Siurtinisi no munnu"
a “Sciurtinisi na l’universu”...
Oggi, tutte le televisioni (con i loro potenti mezzi) sicuramente trasmetteranno molte immagini e documentari inerenti lo storico sbarco.
Anch’io (con i miei ...poveri mezzi) ho realizzato due video i quali, spero, saranno apprezzati dai “sciurtinisi” e “sciurtinisi no munnu” perché contengono alcune foto e le immagini di qualche personaggio di nostra conoscenza.
Buona visione
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Marzo 2012 - Tour nella luna:
Etichette:
40° dallo sbarco sulla luna,
sbarco sulla luna
9 luglio 2009
NUNZIO BRUNO
Dal giornale "La Sicilia" del 5 luglio 2009
(r.r.) Ieri mattina un improvviso infarto ha spento gli occhi di Nunzio Bruno che s’illuminavano davanti alle scolaresche, ai suoi bambini, ai tanti giovani che ha portato ad essere artisti. I funerali sono previsti per stamattina alle 10,30 nella chiesa Madre.
Fino a sabato pomeriggio «sfrecciava» con la sua utilitaria lungo il Viale. Era deperito a vista d’occhio.
Avrebbe voluto organizzare una cena a base di nepitella. Ci scherzava su. La morte non sembrava potesse sfiorarlo.
In realtà, per quanto lui ha saputo realizzare, sopravvive nella memoria collettiva con la sua forte personalità e con la sua creatività.
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Il modo migliore per rendere omaggio a questo nostro compaesano, anche lui "sciurtinisi no munnu", in terra di Floridia (a 12 chilometri da Sortino), è quello di farne conoscere vita e ...miracoli attraverso alcuni siti, che parlano di lui e dei quali vi includo i links:
link 1
link 2
link 3
link 4
link 5
link 6
Condoglianze a tutta la famiglia, e in particolare al figlio, l'amico Gioacchino (jack) Bruno, Presidente dell'Associazione "Siciliantica", sezione di Sortino.
Gianni.
(r.r.) Ieri mattina un improvviso infarto ha spento gli occhi di Nunzio Bruno che s’illuminavano davanti alle scolaresche, ai suoi bambini, ai tanti giovani che ha portato ad essere artisti. I funerali sono previsti per stamattina alle 10,30 nella chiesa Madre.
Fino a sabato pomeriggio «sfrecciava» con la sua utilitaria lungo il Viale. Era deperito a vista d’occhio.
Avrebbe voluto organizzare una cena a base di nepitella. Ci scherzava su. La morte non sembrava potesse sfiorarlo.
In realtà, per quanto lui ha saputo realizzare, sopravvive nella memoria collettiva con la sua forte personalità e con la sua creatività.
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Il modo migliore per rendere omaggio a questo nostro compaesano, anche lui "sciurtinisi no munnu", in terra di Floridia (a 12 chilometri da Sortino), è quello di farne conoscere vita e ...miracoli attraverso alcuni siti, che parlano di lui e dei quali vi includo i links:
link 1
link 2
link 3
link 4
link 5
link 6
Condoglianze a tutta la famiglia, e in particolare al figlio, l'amico Gioacchino (jack) Bruno, Presidente dell'Associazione "Siciliantica", sezione di Sortino.
Gianni.
30 giugno 2009
TEMPU DI PISARI
.
Ricevo dall'amico Zino Giaccotto (da Roma)
il seguente documento, che pubblico volentieri
CANTI SULL’ AIA
Chi di noi ha vissuto - anche se per poco – gli anni precedenti l’avvento della meccanizzazione agricola, non può non ricordare con un certo struggimento l’eco lamentosa e solitaria di un canto che si perdeva per la campagna assolata durante le interminabili ore della trebbiatura, nelle sue varie fasi: lu pisari, lu spagghiari… nell’estenuante attesa dei venti propizi.
Erano canti con i quali i contadini cercavano di farsi compagnia e nello stesso tempo spronavano gli animali coinvolti nel lavoro, en-trambi spietatamente “trafitti” (come si direbbe parafrasando
Quasimodo) “da un raggio di sole” e da una immane fatica.
Si propone qui una breve raccolta di questi ingenui testi così come consegnataci da una solerte quanto amorevole memoria, prima che un ingiusto oblio inghiotta per sempre anche questo scampolo di condizione umana attraverso cui è passato il faticoso cammino del nostro divenire.
Sono filastrocche, strambotti, stornellate (per lo più nella forma del distico endecasillabo) spesso a rima o assonanza baciata, e riguardano le condizioni di vita e di lavoro, le lodi per la donna vagheggiata, i dispetti per quella che si fa desiderare, apologhi con protagonisti gli animali con i quali si convive in sostanziale parità di condizioni… a modo suo una finestra su un mondo (purtroppo o per fortuna) scomparso.
Lu lèbburu ci dissi a lu cunigghiu:
“nun s’arricchisci, no, cu lu travagghiu!”
Leggiu lu peri! E nun t’abbannunari:
cu s’abbannuna di la pena mori.
Cavaddu ca curristi a Militeddu,
‘ntra cursa e cursa t’ammuccasti gn’addu.
Calitilla a lu tempu a lu tempu:
la pagghia è to’ e lu frumentu è miu.
Scecchi firranti e muli mureddi,
baj hanu a ‘ssiri li cavaddi.
Lu pau si ni preja di li pinni
e la fìmmina bedda di li minni.
Bedda davanti e bedda darreri,
bedda ‘nna lu stissu caminari.
La donna quann’è schetta è principissa:
lu mangiari e lu vìviri la ‘ngrassa.
Cu avi dinari assai sempri cunta,
cu avi a muggheri bedda sempri canta.
Cu si marita li biddizzi appizza,
e malidìci la morti ca la lassa.
‘O bon cavaddu nun ci manca a cura,
e a la fìmmina bedda la vintura.
Cu va a la guerra e nun veni firitu
chiddu si po’ chiamari bon surdatu.
Quantu paroli perdi cu va a caccia
dicennu a lu so’ cani: “cuccia, cuccia!”
(Zino Giaccotto)
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Grazie Zino per questa particolare ricerca (e non è la sola), che ci fa rivivere l'atmosfera struggente, come giustamente l’hai definita, di quei canti originali e quasi dimenticati.
Questo mi dà lo spunto per pubblicare un nuovo video (asemblando alcune parti di altri due miei video che ho già pubblicato - “4/5-SORTINO, VOCI E MEMORIE DELLA TRADIZIONE” e “U FRUMMENTU”, nulla si crea tutto si trasforma...) e che darà voce e suono ad alcuni dei versi da te indicati.
Prima però, ad integrazione dei tuoi, ne vorrei aggiungere alcuni che, più di vent'anni fa, mi ha "cuntatu" e "cantatu" un mio cognato pastore (che in gioventù era stato anche contadino), e che questo post, grazie a te, mi fornisce l'occsione giusta per farli conoscere:
DDiu quantu è jautu lu suli!
Pirchì nu lu faciti tramuntari!
Jaiu l’amanti miu misu a buccuni,
macari la carina ci fa mali.
Jaiu ‘ncapucura malatetru
e jù mi sentu chiù malato d’itru.
Itru s’ammucca na vacca e ‘nvitetru
E jù m’ammuccu ‘mporcu comm’aitru.
Abballa, abballa ballirinu!
Ca jù ti sonu cu chitarra e mandurlinu.
Lu chiantu di la povira cattiva,
piscia lu lettu e ci pari ca sura.
La matina si-ninni-và ‘nta la vicina,
cummari morta sugnu di la pena!
Lu maritetru voscio ma t’ampristari
Quantu mi passa nanticchia di pena!
Nunn’è cruscenti no, ca s’imptresta,
e mancu è farina ca si scerni e ‘mpasta!
Lu maritetru miu caru mi custa
Si s’allicca cu vui, cu mia nun ci s’accusta.
Giustizia! Giustizia! Signuri!
A mma-maritu l’aviti arristari!
Jiagghiu nu giardineddu di rosi e sciuri,
ci l’eva l’acqua e mi fa lu fa siccari!
Si itru nun mi lu voli cultivari,
di n’autru mu fazzu abbrivirari!
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Per finire in ...bellezza...
Questi sono i giorni (fine giugno) nei quali, a Sortino si svolgevano le operazioni di mietitura e pisatura.
Qui in Lombardia, alcuni campi sono coltivati a grano (sicuramente tenero) che non è stato ancora mietuto. Questa coltura, (lo noterete da una delle foto che pubblico) ha una caratteristica emblematica.
In questa terra, dove convivono due “culture”, quella locale e la nostra, meridionale. Anche in agricoltura si riscontra lo stesso fenomeno dove, accanto alla “coltura” locale del mais, convive tranquillamente quella meridionale del frumento.
Lascio alla vostra sensibilità, tutte le considerazioni agricolo-sociali che questo fenomeno può suggerire.
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Ricevo dall'amico Zino Giaccotto (da Roma)
il seguente documento, che pubblico volentieri
CANTI SULL’ AIA
Chi di noi ha vissuto - anche se per poco – gli anni precedenti l’avvento della meccanizzazione agricola, non può non ricordare con un certo struggimento l’eco lamentosa e solitaria di un canto che si perdeva per la campagna assolata durante le interminabili ore della trebbiatura, nelle sue varie fasi: lu pisari, lu spagghiari… nell’estenuante attesa dei venti propizi.
Erano canti con i quali i contadini cercavano di farsi compagnia e nello stesso tempo spronavano gli animali coinvolti nel lavoro, en-trambi spietatamente “trafitti” (come si direbbe parafrasando
Quasimodo) “da un raggio di sole” e da una immane fatica.
Si propone qui una breve raccolta di questi ingenui testi così come consegnataci da una solerte quanto amorevole memoria, prima che un ingiusto oblio inghiotta per sempre anche questo scampolo di condizione umana attraverso cui è passato il faticoso cammino del nostro divenire.
Sono filastrocche, strambotti, stornellate (per lo più nella forma del distico endecasillabo) spesso a rima o assonanza baciata, e riguardano le condizioni di vita e di lavoro, le lodi per la donna vagheggiata, i dispetti per quella che si fa desiderare, apologhi con protagonisti gli animali con i quali si convive in sostanziale parità di condizioni… a modo suo una finestra su un mondo (purtroppo o per fortuna) scomparso.
Lu lèbburu ci dissi a lu cunigghiu:
“nun s’arricchisci, no, cu lu travagghiu!”
Leggiu lu peri! E nun t’abbannunari:
cu s’abbannuna di la pena mori.
Cavaddu ca curristi a Militeddu,
‘ntra cursa e cursa t’ammuccasti gn’addu.
Calitilla a lu tempu a lu tempu:
la pagghia è to’ e lu frumentu è miu.
Scecchi firranti e muli mureddi,
baj hanu a ‘ssiri li cavaddi.
Lu pau si ni preja di li pinni
e la fìmmina bedda di li minni.
Bedda davanti e bedda darreri,
bedda ‘nna lu stissu caminari.
La donna quann’è schetta è principissa:
lu mangiari e lu vìviri la ‘ngrassa.
Cu avi dinari assai sempri cunta,
cu avi a muggheri bedda sempri canta.
Cu si marita li biddizzi appizza,
e malidìci la morti ca la lassa.
‘O bon cavaddu nun ci manca a cura,
e a la fìmmina bedda la vintura.
Cu va a la guerra e nun veni firitu
chiddu si po’ chiamari bon surdatu.
Quantu paroli perdi cu va a caccia
dicennu a lu so’ cani: “cuccia, cuccia!”
(Zino Giaccotto)
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Grazie Zino per questa particolare ricerca (e non è la sola), che ci fa rivivere l'atmosfera struggente, come giustamente l’hai definita, di quei canti originali e quasi dimenticati.
Questo mi dà lo spunto per pubblicare un nuovo video (asemblando alcune parti di altri due miei video che ho già pubblicato - “4/5-SORTINO, VOCI E MEMORIE DELLA TRADIZIONE” e “U FRUMMENTU”, nulla si crea tutto si trasforma...) e che darà voce e suono ad alcuni dei versi da te indicati.
Prima però, ad integrazione dei tuoi, ne vorrei aggiungere alcuni che, più di vent'anni fa, mi ha "cuntatu" e "cantatu" un mio cognato pastore (che in gioventù era stato anche contadino), e che questo post, grazie a te, mi fornisce l'occsione giusta per farli conoscere:
DDiu quantu è jautu lu suli!
Pirchì nu lu faciti tramuntari!
Jaiu l’amanti miu misu a buccuni,
macari la carina ci fa mali.
Jaiu ‘ncapucura malatetru
e jù mi sentu chiù malato d’itru.
Itru s’ammucca na vacca e ‘nvitetru
E jù m’ammuccu ‘mporcu comm’aitru.
Abballa, abballa ballirinu!
Ca jù ti sonu cu chitarra e mandurlinu.
Lu chiantu di la povira cattiva,
piscia lu lettu e ci pari ca sura.
La matina si-ninni-và ‘nta la vicina,
cummari morta sugnu di la pena!
Lu maritetru voscio ma t’ampristari
Quantu mi passa nanticchia di pena!
Nunn’è cruscenti no, ca s’imptresta,
e mancu è farina ca si scerni e ‘mpasta!
Lu maritetru miu caru mi custa
Si s’allicca cu vui, cu mia nun ci s’accusta.
Giustizia! Giustizia! Signuri!
A mma-maritu l’aviti arristari!
Jiagghiu nu giardineddu di rosi e sciuri,
ci l’eva l’acqua e mi fa lu fa siccari!
Si itru nun mi lu voli cultivari,
di n’autru mu fazzu abbrivirari!
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Per finire in ...bellezza...
Questi sono i giorni (fine giugno) nei quali, a Sortino si svolgevano le operazioni di mietitura e pisatura.
Qui in Lombardia, alcuni campi sono coltivati a grano (sicuramente tenero) che non è stato ancora mietuto. Questa coltura, (lo noterete da una delle foto che pubblico) ha una caratteristica emblematica.
In questa terra, dove convivono due “culture”, quella locale e la nostra, meridionale. Anche in agricoltura si riscontra lo stesso fenomeno dove, accanto alla “coltura” locale del mais, convive tranquillamente quella meridionale del frumento.
Lascio alla vostra sensibilità, tutte le considerazioni agricolo-sociali che questo fenomeno può suggerire.
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24 giugno 2009
U SANGUVANNI
Oggi 24 giugno San Giovanni (auguri a tutti i Giovanni...).
A Sortino in questi giorni maturano (o maturavano) “i ficu sangiuvannari”, una gustosa primizia, che preannunciava future scorpacciate di succulenti fichi “ca cammicia strazzata”.
Qualche generazione fa, sempre a Sortino, nel corso di questa giornata, alcuni si scambiavano “u sangiuvanni”.
Così, il Pitrè, in un suo libro sugli usi e costumi nei paesi siciliani, descrive la “cerimonia” che si svolgeva a Sortino:
- Come si contrae il comparatico in Sortino.
Usanza comune praticata in Sortino, è quella della mela.
Due donne, che vogliono mantenere stretta l’amicizia e renderla più salda col sangiovanni (comparato), prendono una mela, vi fanno la croce, recitano un credo, la dividono in due parti uguali e ciascuna mangia la sua metà, si baciano ed esclamano:
zoccu avemu
ni spartemu,
semu cummari
pi tuttu lu tempu.
Altre intrecciavano i mignoli delle rispettive destre, e dicevano:
cummari, cummaredda,
ca viniti a funtanedda,
pi cogghiri rosi e sciuri
pi parari lu Signuri. –
(Ricerca suggerita da Mario Pane)
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19 giugno 2009
TURISTI A SORTINO - ALLA CHIESA DI S. SEBASTIANO, BENEDETTINE E S. FRANCESCO
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Caro Gianni, come da impegno ecco il resoconto della terza giornata turistica del gruppo del centro anziani che hanno voluto scoprire i nostri monumenti.
L’idea di fondo è che possa servire da stimolo a fare riaffiorare ricordi sopiti dal tempo e dalla lontananza. Ricordi sebbene sopiti, ma sempre vivi, in coloro che vivono lontano da tanti anni e magari potrebbero non aver chiaro il ricordo di tante cose belle che sono e restano patrimonio di tutti i “Sciurtinisi”.
Questo ciclo di giri turistici, proposto dal comitato di gestione del Centro Anziani è stato supportato dal Sindaco Prof. Paolo De Luca che, tra il personale ha individuato e delegato me a fare da ‘cicerone’ ai ‘turisti indigeni’.nella ri-scoperta dei tesori e capolavori d’arte custoditi nelle chiese di Sortino.
Come da programma alle ore 16.30, il gruppo di turisti, con una puntualità di stampo inglese!, è stato introdotto alla visita della chiesa di San Sebastiano.
La prima delle cinque chiese costruite sul nuovo asse viario principale, della nuova Sortino ricostruita, dopo i terremoti del 1542 e del 1693,sul pianoro del Colle Aita, con il chiaro riferimento al tema urbanistico dell’impianto classico delle due strade principali intersecantisi ai quattro canti su una concezione cruciforme, e con un impianto sacro scenografico legato alle funzioni religiose ma di questo se ne potrebbe parlare in qualche altra occasione, relativamente alla concezione e all’uso dello spazio urbano.
Ritornando alla chiesa di San Sebastiano questa, ad una sola navata, è sopraelevata rispetto al piano di calpestio del Corso Umberto, vi sono cinque gradini di dislivello e attraverso una grande porta lignea, sulla quale sono scolpiti i simboli del martirio di san Sebastiano, si accede all’aula.
Il vano di accesso è delineato da due colonne, su plinti rettangolari alti, che reggono il timpano convesso sormontato dalla grande finestra centrale, delineata da due larghe volute con le statue della Fede e della Speranza, chiusa dal timpano triangolare sormontato dalla croce.
L’interno è riccamente decorato. Abbondano gli affreschi: la volta fu decorata dal Crestadoro che la dipinse nel 1779 i tre affreschi rappresentano scene della vita di San Sebastiano. Nel primo affresco l’imperatore che non si capacita della fede cristiana del suo fedele pretoriano; il grande affresco centrale, la scena è ambientata sullo spazio di una villa imperiale visibile il colonnato circolare raffigura il processo e la condanna di San Sebastiano, nel terzo affresco è raffigurato San Sebastiano accudito e curato da Santa Irene, la matrona romana, che lo cura dopo il primo martirio. San Sebastiano è detto bimartire perche fu martirizzato due volte la prima volta con le frecce, essendo un soldato della Coorte imperiale di nobile famiglia aveva diritto ad una morte ‘nobile’, la seconda volta fu invece flagellato e buttato nella cloaca maxima.
La Chiesa pur essendo piccola è riccamente affrescata e dove manca il disegno gli stucchi la ricoprono. Le lunette che sorreggono la volta a botte sono ricoperte di stucchi a rete.
L’effetto scenografico della volta è particolarmente reso leggero dalla serie di angeli a stucco ( sono 14) che reggono i simboli del Santo: LA faretra, LE frecce, GLI archi, stendardi scudo ecc.
La navata è illuminata da sei finestre laterali che si alternano con gli affreschi( realizzati questi nel 1881) che raffiguravano alcuni profeti .
Il catino dell’abside, suddiviso in tre spicchi è stato affrescato, invece, da Niccolò Sapia intorno al 1800. Volendo entrare nel merito pur senza averne titolo è da dire che questi affreschi sembrano il frutto di un primo approccio di un artista con la tecnica degli affreschi. Vi sono rappresentate delle scene bibliche Giacobbe e Sara che sacrificano l’agnello al posto di Isacco
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, Caino che uccide Abele
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. E quello di sinistra meno leggibile per l’usura del tempo.
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L’aspetto iconografico di questa chiesa è particolarmente curato per quanto attiene la rappresentazione delle virtù cristiane.
Nell’abside della chiesa sono rappresentate la Giustizia con una statera in mano (a statia) ,
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la Verità che si specchia, nella navata sopra gli archi degli altari laterali invece sono raffigurate la Pietà,il Martirio,la Costanza, la Castità, la Magnanimità e il desiderio del martirio.
Le pareti laterali sono delineate da quattro grandi archi due contengono solo delle pale d’altare a destra l’Angelo custode che indica ad un fanciullo la Trinità in alto. Una curiosità di questa tela in basso una maschera accanto ad un libro.
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Di fronte è il quadro di Sant’Eligio, protettore degli orafi e dei fabbri, qui è raffigurato che riattacca il piede ad un cavallo.
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Lo spazio della porta laterale, prospiciente la piazzetta che oggi è chiusa, custodisce la statua di San Sebastiano e la vara per la processione. Questa statua è stata rimossa dall’altare centrale.
Gli altri due grandi archi racchiudono i due altari laterali della Chiesa. Uno con il crocifisso su uno sfondo di intagli lignei ed alcune reliquie, ai piedi della croce è un quadro dell’Addolorata. Di fronte il quadro che raffigura la natività di Maria Vergine in braccio a S, Anna.
--
Le pareti della chiesa erano colorate di verde effetto marmo. Durante gli ultimi lavori di restauro, l’Architetto Nivea Buccheri ha ritenuto di recuperare gli aspetti filologici e ha restituito l’interno al colore bianco calce originario. Infatti, oggi solo quattro paraste degli archi di destra conservano una parte visibile dell’effetto marmo oggi rimosso.
Ai lati dell’altare maggiore sono appesi due quadri che colpiscono per la fattura completamente diversa rispetto alle grandi pale d’altare. Questi due quadri sono antecedenti alla costruzione della chiesa: uno rappresenta Sant’Orsola affiancata da uno stuolo di vergini tra queste si notano Santa Sofia, Santa Lucia e Sant’Agata.
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L’altro quadro è un raro esempio di costruzione iconografica: una natività completa con Santa Sofia e San Sebastiano.
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La grande pala che sovrasta l’altare ligneo è stato dipinto da Sofio Ferrera nel 1711 su commissione del Sacerdote Don Antonio Failla.
L’impianto dell’altare maggiore si presenta in una veste poco nota alla maggior parte dei fedeli, infatti la rimozione dell’apparato ligneo che conteneva la statua di San Sebastiano, per la scelta del restauro filologico, ha portato alla luce la grande pala d’altare di San Sebastiano che presenta una scena drammatica ricca di personaggi, nei chiaroscuri. Sulla scena domina il corpo statuario ben concepito nelle movenze del dolore del Martire, la luce promana dal suo corpo che è il punto centrale dell’impianto pittorico e viene messa in evidenza la disperazione dei cristiani, la rudezza e la violenza degli arcieri che mostrano il loro odio per il cristiano e sullo sfondo delle figure eteree simbolo della serenità che infonde il sacrificio per la fede.
--
Nella sagrestia è conservato un altro quadro del miracolo di Sant’Eligio. Si possono confrontare i due quadri nelle foto allegate per avere chiare le idee sulla datazione delle due opere d’arte.
La foggia degli abiti, la semplicità prospettica, i paramenti sacri lo datano più antico rispetto alla costruzione della chiesa, si può affermare con certezza che è una delle opere d’arte recuperate dopo il terremoto che distrusse Sortino.
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Nella stessa chiesa c’è anche una bellissima acquasantiera.
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Per questa giornata era stata programmata anche la visita alla chiesa del Monastero, ma dei motivi tecnici hanno limitato la visita alla facciata esterna della Chiesa barocca sormontata dalla torre campanaria. La facciata semplicissima nei decori, offre un effetto scenografico nella convessità centrale che promanando dai lati concavi la rendono movimentata su tutti i tre ordini in cui si suddivide.
Alzare un attimo il naso all’insù, godere della possente facciata, è una sensazione che si arricchisce di sorpresa e meraviglia. Infatti, il lavoro certosino di abili scalpellini e la e perizia di maestri intagliatori hanno saputo costruire un capolavoro d’arte rendendolo unico nel suo genere. La ricchezza di motivi floreali nelle trabeazioni e nei due timpani che la compongono sono un’esplosione di armonia che hanno modellato la fredda pietra alla sublimazione dell’occhio.
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Per compensare la mancata visita all’interno, per motivi tecnici, prima di spostarci a San Francesco è stata attenzionata la facciata del Monastero.
Dopo i recenti restauri del 2008, sono state lasciate a faccia vista i resti lapidei di due finestre ottagonali che illuminavano l’antica Chiesa del Monastero.
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La visita è stata l’occasione per la riscoperta dell’esterno della Chiesa di Santo Mauro, prospiciente la via Roma, di cui resta il portale del tardo 500, la finestra centrale, la trabeazione retta poggiante su due piedritti in pietra di intaglio ed Il frontone del portale, oggi murato, che è riccamente ornato con cinque “metope” scolpite ad alto rilievo con motivi floreali.
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Questa è stata una vera sorpresa per i partecipanti che alcuni sebbene nati in questa zona non avevano mai notato i particolari ‘murati’ della chiesa dedicata all’abate benedettino San Mauro da cui deriva il nome al quartiere dei “ maurini”.
All’interno del monastero è ancora conservata la pala d’altare di San Mauro.
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Per compensare la mancata visita all’interno della Chiesa, il gruppo dei turisti sortinesi alla scoperta del loro paese si è trasferito alla chiesa dell’Immacolata annessa al Convento di san Francesco.
La visita è stata possibile grazie alla disponibilità di Lucia Tuccitto Montalto.
La Chiesa come tutte le chiese dei minori conventuali è dedicata all’Immacolata. L’altare maggiore è dominato da una grande pala d’altare rettangolare che raffigura l’Immacolata nella gloria dei santi francescani dei rami maschili e femminili.
I due altari prima dell’abside godono del privilegio papale e della concessione delle indulgenze plenarie per il culto della Vergine immacolata, come evincesi dalle iscrizioni lapidee che li affiancano e che li eleva ad “Altari Privilegiati” per il culto dell’Immacolata. Il quadro di sinistra rappresenta la gloria dell’Immacolata, ed è impreziosito da alcuni gioielli a destra invece la concessione dell’indulgenza plenaria a San Francesco.
Dopo l’ingresso, un sontuoso altare in pietra, ricco di volute in pietre, racchiude una statua di Sant’Antonio da Padova e a destra la tela della crocifissione con l’inserto della croce lignea e della statua di Cristo in cartapesta. Vi è anche la statua dell’Immacolata in cartapesta.
L’altare maggiore è rivestito da alcuni preziosi paliotti d’altare, finemente ricamati con fili in oro ed in argento. Il corredo sacro di questa chiesa era particolarmente ricco in quanto era la chiesa dei Marchesi che qui avevano la loro sepoltura di famiglia.
Nella sagrestia è contenuto un enorme “casciarizzo” costruito nel 1787.
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Il Convento è attualmente in restauro, il chiostro dalle linee rinascimentali è stato restituito alla sua originale bellezza.
Questo terzo incontro ha chiuso questo ciclo della ri-scoperta di Sortino e l’impegno assunto insieme al presidente del centro Diurno Anziani n’Zino Magnano, con la collaborazione del comitato di gestione ed il supporto dell’Amministrazione Comunale è quello di riprendere, nell’autunno di quest’anno, la visita alle chiese che non sono state considerate in questo giro.
Spero di essere stato utile alla rivisitazione dei luoghi della memoria a quanti leggeranno questi ‘appunti di viaggio’ sul blog dei “Sciurtinisi no munnu”. Francesco Raffa


RICEVO DALL'AMICO FRANCO RAFFA, LA SEGUENTE DESCRIZIONE E LE FOTO, RELATIVE ALLA TERZA "GITA" DEL CENTRO ANZIANI DI SORTINO.
(Per ingrandire le foto cliccate sulle stesse)
Caro Gianni, come da impegno ecco il resoconto della terza giornata turistica del gruppo del centro anziani che hanno voluto scoprire i nostri monumenti.
L’idea di fondo è che possa servire da stimolo a fare riaffiorare ricordi sopiti dal tempo e dalla lontananza. Ricordi sebbene sopiti, ma sempre vivi, in coloro che vivono lontano da tanti anni e magari potrebbero non aver chiaro il ricordo di tante cose belle che sono e restano patrimonio di tutti i “Sciurtinisi”.
Questo ciclo di giri turistici, proposto dal comitato di gestione del Centro Anziani è stato supportato dal Sindaco Prof. Paolo De Luca che, tra il personale ha individuato e delegato me a fare da ‘cicerone’ ai ‘turisti indigeni’.nella ri-scoperta dei tesori e capolavori d’arte custoditi nelle chiese di Sortino.
Come da programma alle ore 16.30, il gruppo di turisti, con una puntualità di stampo inglese!, è stato introdotto alla visita della chiesa di San Sebastiano.
La prima delle cinque chiese costruite sul nuovo asse viario principale, della nuova Sortino ricostruita, dopo i terremoti del 1542 e del 1693,sul pianoro del Colle Aita, con il chiaro riferimento al tema urbanistico dell’impianto classico delle due strade principali intersecantisi ai quattro canti su una concezione cruciforme, e con un impianto sacro scenografico legato alle funzioni religiose ma di questo se ne potrebbe parlare in qualche altra occasione, relativamente alla concezione e all’uso dello spazio urbano.
Ritornando alla chiesa di San Sebastiano questa, ad una sola navata, è sopraelevata rispetto al piano di calpestio del Corso Umberto, vi sono cinque gradini di dislivello e attraverso una grande porta lignea, sulla quale sono scolpiti i simboli del martirio di san Sebastiano, si accede all’aula.
Il vano di accesso è delineato da due colonne, su plinti rettangolari alti, che reggono il timpano convesso sormontato dalla grande finestra centrale, delineata da due larghe volute con le statue della Fede e della Speranza, chiusa dal timpano triangolare sormontato dalla croce.
L’interno è riccamente decorato. Abbondano gli affreschi: la volta fu decorata dal Crestadoro che la dipinse nel 1779 i tre affreschi rappresentano scene della vita di San Sebastiano. Nel primo affresco l’imperatore che non si capacita della fede cristiana del suo fedele pretoriano; il grande affresco centrale, la scena è ambientata sullo spazio di una villa imperiale visibile il colonnato circolare raffigura il processo e la condanna di San Sebastiano, nel terzo affresco è raffigurato San Sebastiano accudito e curato da Santa Irene, la matrona romana, che lo cura dopo il primo martirio. San Sebastiano è detto bimartire perche fu martirizzato due volte la prima volta con le frecce, essendo un soldato della Coorte imperiale di nobile famiglia aveva diritto ad una morte ‘nobile’, la seconda volta fu invece flagellato e buttato nella cloaca maxima.
La Chiesa pur essendo piccola è riccamente affrescata e dove manca il disegno gli stucchi la ricoprono. Le lunette che sorreggono la volta a botte sono ricoperte di stucchi a rete.
L’effetto scenografico della volta è particolarmente reso leggero dalla serie di angeli a stucco ( sono 14) che reggono i simboli del Santo: LA faretra, LE frecce, GLI archi, stendardi scudo ecc.
La navata è illuminata da sei finestre laterali che si alternano con gli affreschi( realizzati questi nel 1881) che raffiguravano alcuni profeti .
Il catino dell’abside, suddiviso in tre spicchi è stato affrescato, invece, da Niccolò Sapia intorno al 1800. Volendo entrare nel merito pur senza averne titolo è da dire che questi affreschi sembrano il frutto di un primo approccio di un artista con la tecnica degli affreschi. Vi sono rappresentate delle scene bibliche Giacobbe e Sara che sacrificano l’agnello al posto di Isacco
(foto 83)
--, Caino che uccide Abele
(foto 84)
--. E quello di sinistra meno leggibile per l’usura del tempo.
(foto 82)
--L’aspetto iconografico di questa chiesa è particolarmente curato per quanto attiene la rappresentazione delle virtù cristiane.
Nell’abside della chiesa sono rappresentate la Giustizia con una statera in mano (a statia) ,
(foto 81)
--la Verità che si specchia, nella navata sopra gli archi degli altari laterali invece sono raffigurate la Pietà,il Martirio,la Costanza, la Castità, la Magnanimità e il desiderio del martirio.
Le pareti laterali sono delineate da quattro grandi archi due contengono solo delle pale d’altare a destra l’Angelo custode che indica ad un fanciullo la Trinità in alto. Una curiosità di questa tela in basso una maschera accanto ad un libro.
(foto 92)
--Di fronte è il quadro di Sant’Eligio, protettore degli orafi e dei fabbri, qui è raffigurato che riattacca il piede ad un cavallo.
(foto 91)
--Lo spazio della porta laterale, prospiciente la piazzetta che oggi è chiusa, custodisce la statua di San Sebastiano e la vara per la processione. Questa statua è stata rimossa dall’altare centrale.
Gli altri due grandi archi racchiudono i due altari laterali della Chiesa. Uno con il crocifisso su uno sfondo di intagli lignei ed alcune reliquie, ai piedi della croce è un quadro dell’Addolorata. Di fronte il quadro che raffigura la natività di Maria Vergine in braccio a S, Anna.
(foto 90)
--Le pareti della chiesa erano colorate di verde effetto marmo. Durante gli ultimi lavori di restauro, l’Architetto Nivea Buccheri ha ritenuto di recuperare gli aspetti filologici e ha restituito l’interno al colore bianco calce originario. Infatti, oggi solo quattro paraste degli archi di destra conservano una parte visibile dell’effetto marmo oggi rimosso.
Ai lati dell’altare maggiore sono appesi due quadri che colpiscono per la fattura completamente diversa rispetto alle grandi pale d’altare. Questi due quadri sono antecedenti alla costruzione della chiesa: uno rappresenta Sant’Orsola affiancata da uno stuolo di vergini tra queste si notano Santa Sofia, Santa Lucia e Sant’Agata.
(foto 78)
--L’altro quadro è un raro esempio di costruzione iconografica: una natività completa con Santa Sofia e San Sebastiano.
(foto 80)
--La grande pala che sovrasta l’altare ligneo è stato dipinto da Sofio Ferrera nel 1711 su commissione del Sacerdote Don Antonio Failla.
L’impianto dell’altare maggiore si presenta in una veste poco nota alla maggior parte dei fedeli, infatti la rimozione dell’apparato ligneo che conteneva la statua di San Sebastiano, per la scelta del restauro filologico, ha portato alla luce la grande pala d’altare di San Sebastiano che presenta una scena drammatica ricca di personaggi, nei chiaroscuri. Sulla scena domina il corpo statuario ben concepito nelle movenze del dolore del Martire, la luce promana dal suo corpo che è il punto centrale dell’impianto pittorico e viene messa in evidenza la disperazione dei cristiani, la rudezza e la violenza degli arcieri che mostrano il loro odio per il cristiano e sullo sfondo delle figure eteree simbolo della serenità che infonde il sacrificio per la fede.
(foto 85)
--Nella sagrestia è conservato un altro quadro del miracolo di Sant’Eligio. Si possono confrontare i due quadri nelle foto allegate per avere chiare le idee sulla datazione delle due opere d’arte.
La foggia degli abiti, la semplicità prospettica, i paramenti sacri lo datano più antico rispetto alla costruzione della chiesa, si può affermare con certezza che è una delle opere d’arte recuperate dopo il terremoto che distrusse Sortino.
(foto 88)
--Nella stessa chiesa c’è anche una bellissima acquasantiera.
(foto 108)
-----------------------------------------------------------------------Per questa giornata era stata programmata anche la visita alla chiesa del Monastero, ma dei motivi tecnici hanno limitato la visita alla facciata esterna della Chiesa barocca sormontata dalla torre campanaria. La facciata semplicissima nei decori, offre un effetto scenografico nella convessità centrale che promanando dai lati concavi la rendono movimentata su tutti i tre ordini in cui si suddivide.
Alzare un attimo il naso all’insù, godere della possente facciata, è una sensazione che si arricchisce di sorpresa e meraviglia. Infatti, il lavoro certosino di abili scalpellini e la e perizia di maestri intagliatori hanno saputo costruire un capolavoro d’arte rendendolo unico nel suo genere. La ricchezza di motivi floreali nelle trabeazioni e nei due timpani che la compongono sono un’esplosione di armonia che hanno modellato la fredda pietra alla sublimazione dell’occhio.
(foto 118 )
--Per compensare la mancata visita all’interno, per motivi tecnici, prima di spostarci a San Francesco è stata attenzionata la facciata del Monastero.
Dopo i recenti restauri del 2008, sono state lasciate a faccia vista i resti lapidei di due finestre ottagonali che illuminavano l’antica Chiesa del Monastero.
(foto 01)
--La visita è stata l’occasione per la riscoperta dell’esterno della Chiesa di Santo Mauro, prospiciente la via Roma, di cui resta il portale del tardo 500, la finestra centrale, la trabeazione retta poggiante su due piedritti in pietra di intaglio ed Il frontone del portale, oggi murato, che è riccamente ornato con cinque “metope” scolpite ad alto rilievo con motivi floreali.
(foto 04).
--Questa è stata una vera sorpresa per i partecipanti che alcuni sebbene nati in questa zona non avevano mai notato i particolari ‘murati’ della chiesa dedicata all’abate benedettino San Mauro da cui deriva il nome al quartiere dei “ maurini”.
All’interno del monastero è ancora conservata la pala d’altare di San Mauro.
------------------------------------------------------------------------------
Per compensare la mancata visita all’interno della Chiesa, il gruppo dei turisti sortinesi alla scoperta del loro paese si è trasferito alla chiesa dell’Immacolata annessa al Convento di san Francesco.
La visita è stata possibile grazie alla disponibilità di Lucia Tuccitto Montalto.
La Chiesa come tutte le chiese dei minori conventuali è dedicata all’Immacolata. L’altare maggiore è dominato da una grande pala d’altare rettangolare che raffigura l’Immacolata nella gloria dei santi francescani dei rami maschili e femminili.
I due altari prima dell’abside godono del privilegio papale e della concessione delle indulgenze plenarie per il culto della Vergine immacolata, come evincesi dalle iscrizioni lapidee che li affiancano e che li eleva ad “Altari Privilegiati” per il culto dell’Immacolata. Il quadro di sinistra rappresenta la gloria dell’Immacolata, ed è impreziosito da alcuni gioielli a destra invece la concessione dell’indulgenza plenaria a San Francesco.
Dopo l’ingresso, un sontuoso altare in pietra, ricco di volute in pietre, racchiude una statua di Sant’Antonio da Padova e a destra la tela della crocifissione con l’inserto della croce lignea e della statua di Cristo in cartapesta. Vi è anche la statua dell’Immacolata in cartapesta.
L’altare maggiore è rivestito da alcuni preziosi paliotti d’altare, finemente ricamati con fili in oro ed in argento. Il corredo sacro di questa chiesa era particolarmente ricco in quanto era la chiesa dei Marchesi che qui avevano la loro sepoltura di famiglia.
Nella sagrestia è contenuto un enorme “casciarizzo” costruito nel 1787.
(foto 119)
--Abbiamo potuto ammirare, anche, un prezioso tavolo riccamente intarsiato in avorio e ossidiana. (foto 124 )
--Uno dei quadri alle pareti della sagrestia raffigura il cuore di Maria, l’opera è firmata e datata da un frate conventuale “ Fr. Sarullo min. pinx. 1860”, una delle partecipanti al gruppo, Angela Pane Santo, lo ha definito di una bellezza “raffaelliana”: un volto che promana serenità e ispira fiducia.
(foto 120)
(foto 120)
--Il Convento è attualmente in restauro, il chiostro dalle linee rinascimentali è stato restituito alla sua originale bellezza.
Questo terzo incontro ha chiuso questo ciclo della ri-scoperta di Sortino e l’impegno assunto insieme al presidente del centro Diurno Anziani n’Zino Magnano, con la collaborazione del comitato di gestione ed il supporto dell’Amministrazione Comunale è quello di riprendere, nell’autunno di quest’anno, la visita alle chiese che non sono state considerate in questo giro.
Spero di essere stato utile alla rivisitazione dei luoghi della memoria a quanti leggeranno questi ‘appunti di viaggio’ sul blog dei “Sciurtinisi no munnu”. Francesco Raffa
ALCUNE FOTO DEI PARTECIPANTI:


20 maggio 2009
TURISTI A SORTINO - ALLA CHIESA DELL'ADDOLORATA
Il centro diurno anziani di Sortino, guidati da Franco Raffa, ha organizzato un'altra "gita" ai monumenti sortinesi.
Dallo stesso Franco Raffa, ricevo delle foto e la seguente relazione:
VISITA ALLA CHIESA DELL’ADDOLORATA annessa al Convento dei Padri Cappuccini.
Il comitato di gestione ha organizzato dei tour alla riscoperta dei monumenti locali, ed essendo stato interpellato a fungere da guida turistica non ho saputo resistere alla tentazione di accettare.
Ho accettato di buon grado per il semplice fatto che i capolavori d’arte del nostro paese mi hanno sempre affascinato ed in questa occasione ho potuto regalare ai partecipanti la presentazione delle chiese, delle suppellettili di alcuni arredi sacri e di particolari capolavori che le decorano.
La seconda giornata era programmata per la visita della Chiesa dell’Addolorata, ovvero la Chiesa del Convento dei Frati Cappuccini.
Questa visita è iniziata sul sagrato della Chiesa con l’affaccio sulla Costa di Sortino vecchia. Tanti i ricordi che alcuni dei partecipanti hanno richiamato alla memoria: il fiume Ciccio o ‘sciummi ra zza Pasqua’ dove si andavano a lavare le ‘truscie’ e dove si andavano a “ianchiari i tili.”
Il ricordo delle postazioni, delle pietre dove si lavavano e battevano i panni, le urla delle lavandaie, i scherzi e gli screzi… il ricordo dei momenti andati.
Ancora il ricordo degli ortaggi di grande pezzatura che si producevano nelle grassure (rasciure) sotto i Cappuccini: insalata, pomodori peperoni melenzane fagiolini e tanti altri tipi di ortaggi che venivano coltivati in maniera naturali e attraverso l’irrigazione che sfruttava le acque della civica fognatura..
Alcuni ricordavano u zu Luigi iatruzzetru che produceva pomodori grossi come una melanzana, teste di insalata enormi come una ruota di carriola, peperoni lunghi 30 cm ecc,. ecc. …
Il mistero di questi ortaggi geneticamente modificati ante litteram dal nostro zzu Luigi, ancor prima che la Monsanto pensasse agli OGM, è tutta racchiusa nell’uso e abuso che faceva dei coleformi fecali sortinesi. La primitiva canalizzazione dello scolo fognario ancor prima della realizzazione del depuratore era una fonte di approvvigionamento idrico per quanti avevano le ‘rasciure’ nella costa di Sortino.
Entrati in Chiesa ancor prima di illustrare gli aspetti architettonici ed iconografici della Chiesa dell’Addolorata ho fatto una sintesi della nascita dell’ordine dei Francescani e della tripartizione della famiglia in Frati Minori, Conventuali e Cappuccini.
I Francescani o meglio i frati minori conventuali arrivarono a Sortino nel 1527, testimonianza di questa data è la statua di Sant’Antonio da Padova oggi posta nel cortile del convento nella rampa d scala esterna che porta la piano delle celle. I conventuali erano e sono i fratelli maggiori dei francescani con alcune differenze nella regola che praticano. La loro sede in Sortino fu sin dal loro insediamento il convento di San Francesco che fu realizzato appositamente per loro nel sito ove oggi si trova, vennero a Sortino per volontà del Marchese Gaetani.
I Cappuccini, nati nel 1540 per un ritorno alla riscoperta del vangelo senza variazione alcuna,, vennero a Sortino intorno al 1550 e il loro convento fu fondato nel 1555 cosi come è scritto nella scala interna dell’ala ovest.
I Cappuccini si distinguono dagli altri due rami per il loro essere al fianco dei più semplici degli umili e vivevano il vangelo alla maniera dei primi cristiani. Avevano scelto di vivere accanto agli uomini e al servizio degli ultimi vicini ai sentimenti degli uomini, per questo le loro chiese sono tutte dedicate alla Vergine Maria nei titoli che la avvicinano agli uomini quella di Sortino è legata al dolore che accomuna tutti gli uomini.
La chiesa ad una navata con due cappelle laterale ha una volta affrescata intorno al 1850 .
I due affreschi della volta rappresentano uno il dono a san Francesco dell’indulgenza plenaria detta indulgenza della porziuncola per la remissione dei peccati e l’l’altro coperto dal soppalco del coro che rappresenta la Stella Maris. Una nave che solca il mare in tempesta: Il mare rappresenta il mondo, la nave rappresenta la chiesa, sulla vela è dipinto lo stemma papale e la vergine veglia sulla navigazione della procella.
L’ultimo affresco è la colomba che rappresenta lo Spirito Santo in corrispondenza dell’altare maggiore chiuso in alto dal disegno di Dio Padre, rappresentato come un anziano, nella pala d’altare centrale l’incontro di Cristo con la Madre chiude l’immagine della Santissima Trinità .
L’altare ligneo un capolavoro di falegnameria realizzato dal fine ebanista che era Fra Angelo da Mazzarino e incentrato sul Ciborio o tabernacolo a forma di Chiesa Barocca con undici nicchie. La Chiesa si erge su 12 gradini realizzati con legno di cipresso ed intarsiati con radica d’ulivo, di fichi d’india, di rosa, di legno di albicocco, avorio e anche tartaruga. I gradini rappresentano le dodici tribù di Israele ma anche i dodici apostoli. La porticina del tabernacolo e intarsiata in avorio con la rappresentazione di un ostensorio. Nelle due nicchie ai lati San Paolo e San Pietro, colonne portanti della Chiesa, accanto due serafini: San Michele Arcangelo – la forza di Dio che lotta contro il demone, e l’Arcangelo san Gabriele che cura le anime. Nella ripartizione superiore quattro nicchie con i Santi più importanti dell’ordine francescano: da un lato san Francesco e Sant’Antonio da Padova – santi della regola primitiva, dall’altro lato due santi della regola cappuccina Padre Fedele da Sigmaringa e fra Felice da Cantalice. Due santi cappuccini un sacerdote e l’altro fratello converso. In alto al Centro l’Immacolata, protettrice dei Francescani, ai lati Santa Sofia e Santa Lucia. In alto su un cupola in cuoio martellato un crocifisso in avorio e madreperla.
La grande pala d’altare rappresenta l’incontro di Gesù con la Madre. Un effetto scenico carico di pathos, denso di dolore che prende luce dal corpo di Cristo che la irradia alla scena. L’effetto scenico è impareggiabile il cromatismo accompagna l’occhio dello spettatore e ne cattura l’attenzione sul messaggio iconografico principale da trasmettere: questa tela va vista di presenza e non descritta in maniera accademica!
Ai lati quattro dipinti due grandi con gli Arcangeli Michele e Gabriele e nei riquadri la nascita di Maria e la Natività.
Da sottolineare che al momento della visita la grande pala d’altare era abbassata attraverso un marchingegno rudimentale di cavi e carrucole,e che al posto della pale sono visibile le otre 150 reliquie di santi pervenute al convento dei cappuccini che fanno da cornice alla nicchia ove è esposta la Nostra Signore del Cuore di Gesù, recentemente restaurata da Gianni Grillo.
Questa statua fu fatta realizzare in gesso fa Padre Eugenio Scamporlino nel 1887 con i soldi ricevuti dai Maltesi che per riconoscenza e gratitudine gli avevano chiesto di diffondere tale culto a Sortino. Dopo la comitiva di insoliti turisti si è trasformata in gruppo orante presso la tomba di Fra Giuseppe Maria da Palermo. Questo Giovine novizio è stato presentato nei tratti essenziali della sua personalità.
Un maggiore approfondimento sul Servo di Dio morto a Sortino in odore di santità si può avere tramite il sito http://www.fraticappuccini.it/fragiuseppemaria .
La tomba è stata realizzata in pietra nel 1928 dal maestro intagliatore Vincenzo Caruso da Sortino e contiene i resti mortali del Giovane Cappuccino morto a Sortino in odore di santità
La visita si è conclusa con la presentazione della ricchissima e antica biblioteca dei frati.
L’intervento di Fra’ Fiorenzo è stato illuminante per gli ospiti che non sapevano che il Convento di Sortino dal 1870 al 1963 era stato adibito a sede Universitaria della provincia dei Frati minori cappuccini per cui la Biblioteca si era arricchita di volumi utili alla formazione teologica e oratoria dei frati prima di essere ammessi agli ordini sacri.
La visita del coro, ha permesso ai presenti di godere della visione di uno dei capolavori più antichi di Sortino. Per l’occasione è stata esposta la pala d’altare dell’Addolorata, titolare della Chiesa, che era nella primitiva chiesetta dei frati cappuccini .
Prima di lasciare il convento l’attenzione dei visitatori è stata catturata dalle tre meridiane che campeggiano sui tre lati del chiostro. Padre Fiorenzo ha spiegato che Sortino rispetto all’ora italiana è tre minuti e undici secondo più indietro, inoltre ha precisato che le meridiane si leggono per differenza delle ore tra la lettura dell’ombra proiettata dallo gnomone rispetto al tramonto del giorno precedente. Di questo mi riprometto un approfondimento.
Le esternazioni dei partecipanti:”.. mai varcata la soglia del convento, … mai salito al piano delle celle,… mai vista la biblioteca, mai visitata la celletta e i cimeli di Fra Giuseppe,… impensabile sedermi nel coro insomma” questa visita è servita a quanti vi hanno aderito per scoprire capolavori e meraviglie che sono sempre a portata d’occhio ma che vengono disconosciute… abbiamo concretizzato delle scoperte per tanti. Francesco Raffa
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Dallo stesso Franco Raffa, ricevo delle foto e la seguente relazione:
VISITA ALLA CHIESA DELL’ADDOLORATA annessa al Convento dei Padri Cappuccini.
Il comitato di gestione ha organizzato dei tour alla riscoperta dei monumenti locali, ed essendo stato interpellato a fungere da guida turistica non ho saputo resistere alla tentazione di accettare.
Ho accettato di buon grado per il semplice fatto che i capolavori d’arte del nostro paese mi hanno sempre affascinato ed in questa occasione ho potuto regalare ai partecipanti la presentazione delle chiese, delle suppellettili di alcuni arredi sacri e di particolari capolavori che le decorano.
La seconda giornata era programmata per la visita della Chiesa dell’Addolorata, ovvero la Chiesa del Convento dei Frati Cappuccini.
Questa visita è iniziata sul sagrato della Chiesa con l’affaccio sulla Costa di Sortino vecchia. Tanti i ricordi che alcuni dei partecipanti hanno richiamato alla memoria: il fiume Ciccio o ‘sciummi ra zza Pasqua’ dove si andavano a lavare le ‘truscie’ e dove si andavano a “ianchiari i tili.”
Il ricordo delle postazioni, delle pietre dove si lavavano e battevano i panni, le urla delle lavandaie, i scherzi e gli screzi… il ricordo dei momenti andati.
Ancora il ricordo degli ortaggi di grande pezzatura che si producevano nelle grassure (rasciure) sotto i Cappuccini: insalata, pomodori peperoni melenzane fagiolini e tanti altri tipi di ortaggi che venivano coltivati in maniera naturali e attraverso l’irrigazione che sfruttava le acque della civica fognatura..
Alcuni ricordavano u zu Luigi iatruzzetru che produceva pomodori grossi come una melanzana, teste di insalata enormi come una ruota di carriola, peperoni lunghi 30 cm ecc,. ecc. …
Il mistero di questi ortaggi geneticamente modificati ante litteram dal nostro zzu Luigi, ancor prima che la Monsanto pensasse agli OGM, è tutta racchiusa nell’uso e abuso che faceva dei coleformi fecali sortinesi. La primitiva canalizzazione dello scolo fognario ancor prima della realizzazione del depuratore era una fonte di approvvigionamento idrico per quanti avevano le ‘rasciure’ nella costa di Sortino.
Entrati in Chiesa ancor prima di illustrare gli aspetti architettonici ed iconografici della Chiesa dell’Addolorata ho fatto una sintesi della nascita dell’ordine dei Francescani e della tripartizione della famiglia in Frati Minori, Conventuali e Cappuccini.
I Francescani o meglio i frati minori conventuali arrivarono a Sortino nel 1527, testimonianza di questa data è la statua di Sant’Antonio da Padova oggi posta nel cortile del convento nella rampa d scala esterna che porta la piano delle celle. I conventuali erano e sono i fratelli maggiori dei francescani con alcune differenze nella regola che praticano. La loro sede in Sortino fu sin dal loro insediamento il convento di San Francesco che fu realizzato appositamente per loro nel sito ove oggi si trova, vennero a Sortino per volontà del Marchese Gaetani.
I Cappuccini, nati nel 1540 per un ritorno alla riscoperta del vangelo senza variazione alcuna,, vennero a Sortino intorno al 1550 e il loro convento fu fondato nel 1555 cosi come è scritto nella scala interna dell’ala ovest.
I Cappuccini si distinguono dagli altri due rami per il loro essere al fianco dei più semplici degli umili e vivevano il vangelo alla maniera dei primi cristiani. Avevano scelto di vivere accanto agli uomini e al servizio degli ultimi vicini ai sentimenti degli uomini, per questo le loro chiese sono tutte dedicate alla Vergine Maria nei titoli che la avvicinano agli uomini quella di Sortino è legata al dolore che accomuna tutti gli uomini.
La chiesa ad una navata con due cappelle laterale ha una volta affrescata intorno al 1850 .
I due affreschi della volta rappresentano uno il dono a san Francesco dell’indulgenza plenaria detta indulgenza della porziuncola per la remissione dei peccati e l’l’altro coperto dal soppalco del coro che rappresenta la Stella Maris. Una nave che solca il mare in tempesta: Il mare rappresenta il mondo, la nave rappresenta la chiesa, sulla vela è dipinto lo stemma papale e la vergine veglia sulla navigazione della procella.
L’ultimo affresco è la colomba che rappresenta lo Spirito Santo in corrispondenza dell’altare maggiore chiuso in alto dal disegno di Dio Padre, rappresentato come un anziano, nella pala d’altare centrale l’incontro di Cristo con la Madre chiude l’immagine della Santissima Trinità .
L’altare ligneo un capolavoro di falegnameria realizzato dal fine ebanista che era Fra Angelo da Mazzarino e incentrato sul Ciborio o tabernacolo a forma di Chiesa Barocca con undici nicchie. La Chiesa si erge su 12 gradini realizzati con legno di cipresso ed intarsiati con radica d’ulivo, di fichi d’india, di rosa, di legno di albicocco, avorio e anche tartaruga. I gradini rappresentano le dodici tribù di Israele ma anche i dodici apostoli. La porticina del tabernacolo e intarsiata in avorio con la rappresentazione di un ostensorio. Nelle due nicchie ai lati San Paolo e San Pietro, colonne portanti della Chiesa, accanto due serafini: San Michele Arcangelo – la forza di Dio che lotta contro il demone, e l’Arcangelo san Gabriele che cura le anime. Nella ripartizione superiore quattro nicchie con i Santi più importanti dell’ordine francescano: da un lato san Francesco e Sant’Antonio da Padova – santi della regola primitiva, dall’altro lato due santi della regola cappuccina Padre Fedele da Sigmaringa e fra Felice da Cantalice. Due santi cappuccini un sacerdote e l’altro fratello converso. In alto al Centro l’Immacolata, protettrice dei Francescani, ai lati Santa Sofia e Santa Lucia. In alto su un cupola in cuoio martellato un crocifisso in avorio e madreperla.
La grande pala d’altare rappresenta l’incontro di Gesù con la Madre. Un effetto scenico carico di pathos, denso di dolore che prende luce dal corpo di Cristo che la irradia alla scena. L’effetto scenico è impareggiabile il cromatismo accompagna l’occhio dello spettatore e ne cattura l’attenzione sul messaggio iconografico principale da trasmettere: questa tela va vista di presenza e non descritta in maniera accademica!
Ai lati quattro dipinti due grandi con gli Arcangeli Michele e Gabriele e nei riquadri la nascita di Maria e la Natività.
Da sottolineare che al momento della visita la grande pala d’altare era abbassata attraverso un marchingegno rudimentale di cavi e carrucole,e che al posto della pale sono visibile le otre 150 reliquie di santi pervenute al convento dei cappuccini che fanno da cornice alla nicchia ove è esposta la Nostra Signore del Cuore di Gesù, recentemente restaurata da Gianni Grillo.
Questa statua fu fatta realizzare in gesso fa Padre Eugenio Scamporlino nel 1887 con i soldi ricevuti dai Maltesi che per riconoscenza e gratitudine gli avevano chiesto di diffondere tale culto a Sortino. Dopo la comitiva di insoliti turisti si è trasformata in gruppo orante presso la tomba di Fra Giuseppe Maria da Palermo. Questo Giovine novizio è stato presentato nei tratti essenziali della sua personalità.
Un maggiore approfondimento sul Servo di Dio morto a Sortino in odore di santità si può avere tramite il sito http://www.fraticappuccini.it/fragiuseppemaria .
La tomba è stata realizzata in pietra nel 1928 dal maestro intagliatore Vincenzo Caruso da Sortino e contiene i resti mortali del Giovane Cappuccino morto a Sortino in odore di santità
La visita si è conclusa con la presentazione della ricchissima e antica biblioteca dei frati.
L’intervento di Fra’ Fiorenzo è stato illuminante per gli ospiti che non sapevano che il Convento di Sortino dal 1870 al 1963 era stato adibito a sede Universitaria della provincia dei Frati minori cappuccini per cui la Biblioteca si era arricchita di volumi utili alla formazione teologica e oratoria dei frati prima di essere ammessi agli ordini sacri.
La visita del coro, ha permesso ai presenti di godere della visione di uno dei capolavori più antichi di Sortino. Per l’occasione è stata esposta la pala d’altare dell’Addolorata, titolare della Chiesa, che era nella primitiva chiesetta dei frati cappuccini .
Prima di lasciare il convento l’attenzione dei visitatori è stata catturata dalle tre meridiane che campeggiano sui tre lati del chiostro. Padre Fiorenzo ha spiegato che Sortino rispetto all’ora italiana è tre minuti e undici secondo più indietro, inoltre ha precisato che le meridiane si leggono per differenza delle ore tra la lettura dell’ombra proiettata dallo gnomone rispetto al tramonto del giorno precedente. Di questo mi riprometto un approfondimento.
Le esternazioni dei partecipanti:”.. mai varcata la soglia del convento, … mai salito al piano delle celle,… mai vista la biblioteca, mai visitata la celletta e i cimeli di Fra Giuseppe,… impensabile sedermi nel coro insomma” questa visita è servita a quanti vi hanno aderito per scoprire capolavori e meraviglie che sono sempre a portata d’occhio ma che vengono disconosciute… abbiamo concretizzato delle scoperte per tanti. Francesco Raffa
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(per ingrandire clicca sulla foto)




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| SORTINO - CHIESA E CONVENTO DEI P.P. CAPPUCCINI |
(foto giannidip)
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4 maggio 2009
TURISTI A SORTINO - ALLA CHIESA MADRE
Qualche giorno fa, Nel post-stanza “L’ECO DELLA STAMPA”, ho riportato una notizia, con il seguente titolo:
Dal giornale “La Sicilia” del 29 aprile 2008.
Turisti nella loro Sortino.
Gli anziani scoprono i tesori della Chiesa Madre e del Collegio di Maria.
(chi non ha letto l’articolo, lo può leggere nel suddetto post).
............
Ho chiesto all’amico ...cicerone ...Franco Raffa (lo stesso che sta cercando, anche, di “sbrogliare” la vicenda dell’organo della Chiesa Madre), qualche foto e un suo commento su questa prima escursione ai monumenti sortinesi.
Foto non ce ne sono, ma è arrivato il seguente commento:
Caro Gianni, molto ben volentieri ti esterno la mia sensazione che puoi anche pubblicare sul sito "sciurtinisi no munnu".
Strano ma vero ognuno di noi non pensa minimamente di potere essere un turista nel proprio paese.
La proposta del comitato di gestione avallata dal Sindaco mi ha fatto piacere.
Ho colto la proposta come una occasione di insolito passatempo. Le due ore dedicate a persone che frequentano il centro diurno è stato il modo di sentirmi turista io stesso insieme a loro.
Come tutti amo viaggiare e andare in giro a visitare siti, paesi, monumenti chiese e palazzi e provo sempre lo stesso senso di entusiasmo davanti alla materia modellata dall’uomo secondo il gusto estetico del periodo in cui furono realizzati i manufatti.
La stessa identica cosa provo ogni volta che per routine quotidiana passo davanti alle nostre chiese.
La fretta di solito attanaglia qualsiasi nostra azione quotidiana. Vivere i monumenti del luogo natìo non stimola affatto la curiosità: sono lì da sempre, nulla di particolare, elementi di arredo urbano.
Le chiese, inoltre, sono luoghi che accompagnano e contraddistinguono alcuni grandi eventi della nostra vita: la nascita - il battesimo, la somministrazione dei sacramenti, che da noi vuoi per tradizione vuoi per scelta sono ancora molto sentiti e partecipati- Il matrimonio prima del lauto convivio ci riporta ancora in Chiesa. Chiesa scelta rigorosa in funzione di una bellezza estetica che colpisca l’occhio alla quale vogliamo legare il ricordo di un giorno talmente importante che farà da sfondo alle foto.
Infine il distacco terreno è contraddistinto sempre dal passaggio in Chiesa!
Dalla nascita alla morte le Chiese scandiscono la nostra vita, parafrasando Toqueville nella Democrazia in America.
Pur essendo sempre testimoni dei momenti più importanti della vita di ognuno di noi le sconosciamo. Questa la regola ma ci sono le eccezioni: i cultori di storia patria, i curiosi della conoscenza, i turisti fai da te o turisti per caso.
Ecco io ritengo di appartenere ai curiosi della conoscenza che cercano riscontri nelle fonti d’archivio.
Sulla scorta di tale curiosità la conoscenza che ho acquisito guardando i monumenti e poi leggendo le magre pubblicazioni sul patrimonio architettonico e artistico l’ho profusa nell’incontro con i circa quaranta meno giovani che hanno avuto la bontà di lasciarsi incantare o tediare dalla mia spiegazione.
La presentazione del piazzale nel bicromatismo geometrico di stampo romano, la simbologia delle figure geometriche, il richiamo dello stesso disegno nei nostri ‘vancali’, il perimetro delimitato dagli alti plinti reggenti le anfore sormontate dalle pigne.
Le pigne richiamano il culto dionisiaco e qui simboleggiano la fecondità. Il primato della chiesa sul marchesato: prospetticamente la facciata della chiesa madre è avanzata rispetto al Plesso scolastico una volta Castello del marchese Gaetani.
Alcuni accenni sono stati posti sulla tripartizione della facciata sia orizzontale che verticale, i fregi le conchiglie i festoni i fiori insomma. Mi sono sforzato di soddisfare quella curiosità che era già stata mia e quindi in maniera semplice e simpatica ho cercato di non annoiarli e farli sentire importanti.
Spero di essere riuscito in questo intento. Ho notato un grande interesse da parte di tutti. Il livello culturale era quello delle nostre brave Mamme, come tale andava servito e spero di averlo servito con molta dignità.
Mi sono sentito gratificato per l’attenzione prestatami e sono orgoglioso di essere figlio di cotanta maternità. Ho visto i loro occhi esprimere la gioia di un arricchimento culturale sul simbolismo, artistico religioso oscuro e arcano di cui non erano mai stati resi edotti .
Quando ho spiegato il ciclo di affreschi dei tre affreschi del Crestadoro li ho tenuti per circa un venti minuti con il naso all’insù, scendendo nel particolare degli eventi narrati: il primo biblico, la cacciata di Eliodoro dal tempio, il secondo evangelico il sacrificio della vittima innocente “ l’Eucaristia” e i 4 evangelisti. Il terzo etico religioso: il trionfo della fede sull’errore con tutti i particolari rappresentati e le varie allegorie.
Un accenno all’impianto planimetrico, alle dodici colonne agli stucchi delle quattro colonne che sorreggono la volta del transetto: i quattro dottori della chiesa latina.
Non ho trascurato di spiegare il cromatismo delle pale d’altare delle navate laterali che con i loro giochi di chiaro e scuro sono state pensate e realizzate per accrescere il coinvolgimento emotivo, in particolar modo il dolore materno per la premorte del figlio nella Madonna dello Spasimo di Olivio Sozzi.
Il commento più bello da parte di alcuni è stato “ in verità non avevo mai capito cosa rappresentassero tutti questi disegni nel tetto! Dopo sessant’anni che entro qui finalmente so cosa vogliono dire.”
La visita della Chiesa e del Collegio di Maria è servita come richiamo nella loro memoria di un tempo andato, buona parte dei partecipanti ha dei ricordi legati alla loro infanzia: l’ asilo, la scuola elementare, l’apprendimento dell’arte del ricamo e la realizzazione dei loro corredi.
Nessuno sapeva che il Collegio fosse stato realizzato dal Marchese Gaetani e del sacerdote Blundo per l’istruzione dei Sortinesi , questa è stata una lacuna colmata.
Questa occasione ha permesso di fare la conoscenza di alcuni illustri sortinesi, Il Marchese Cesare Gaetani, Il sacerdote Blundo il Parroco Salvatore Rigazzi, il Parroco Gurciullo…. la cui memoria è legata a questa istituzione che per trecento anni circa ha accompagnato l’evoluzione del nostro paese.
Il saluto del presidente ed il suo ringraziamento mi ha reso felice e soddisfatto.
Io penso che si sono divertiti e che al prossimo incontro ci sarà una maggiore adesione.
Francesco Raffa.
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Grazie Franco per la bella ...esternazione.
Per sopperire alla mancanza di foto (delle quali non ne so fare a meno nei vari post che pubblico)ho pensato di pubblicarne alcune fra quelle che ho fatto nel mese di marzo scorso, alla nostra Chiesa e al piazzale, nella veste primaverile (ciottolato su prato ...sortinese).
Per vedere tutte le foto cliccate sull'icona qui sotto:
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Dal giornale “La Sicilia” del 29 aprile 2008.
Turisti nella loro Sortino.
Gli anziani scoprono i tesori della Chiesa Madre e del Collegio di Maria.
(chi non ha letto l’articolo, lo può leggere nel suddetto post).
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Ho chiesto all’amico ...cicerone ...Franco Raffa (lo stesso che sta cercando, anche, di “sbrogliare” la vicenda dell’organo della Chiesa Madre), qualche foto e un suo commento su questa prima escursione ai monumenti sortinesi.
Foto non ce ne sono, ma è arrivato il seguente commento:
Caro Gianni, molto ben volentieri ti esterno la mia sensazione che puoi anche pubblicare sul sito "sciurtinisi no munnu".
Strano ma vero ognuno di noi non pensa minimamente di potere essere un turista nel proprio paese.
La proposta del comitato di gestione avallata dal Sindaco mi ha fatto piacere.
Ho colto la proposta come una occasione di insolito passatempo. Le due ore dedicate a persone che frequentano il centro diurno è stato il modo di sentirmi turista io stesso insieme a loro.
Come tutti amo viaggiare e andare in giro a visitare siti, paesi, monumenti chiese e palazzi e provo sempre lo stesso senso di entusiasmo davanti alla materia modellata dall’uomo secondo il gusto estetico del periodo in cui furono realizzati i manufatti.
La stessa identica cosa provo ogni volta che per routine quotidiana passo davanti alle nostre chiese.
La fretta di solito attanaglia qualsiasi nostra azione quotidiana. Vivere i monumenti del luogo natìo non stimola affatto la curiosità: sono lì da sempre, nulla di particolare, elementi di arredo urbano.
Le chiese, inoltre, sono luoghi che accompagnano e contraddistinguono alcuni grandi eventi della nostra vita: la nascita - il battesimo, la somministrazione dei sacramenti, che da noi vuoi per tradizione vuoi per scelta sono ancora molto sentiti e partecipati- Il matrimonio prima del lauto convivio ci riporta ancora in Chiesa. Chiesa scelta rigorosa in funzione di una bellezza estetica che colpisca l’occhio alla quale vogliamo legare il ricordo di un giorno talmente importante che farà da sfondo alle foto.
Infine il distacco terreno è contraddistinto sempre dal passaggio in Chiesa!
Dalla nascita alla morte le Chiese scandiscono la nostra vita, parafrasando Toqueville nella Democrazia in America.
Pur essendo sempre testimoni dei momenti più importanti della vita di ognuno di noi le sconosciamo. Questa la regola ma ci sono le eccezioni: i cultori di storia patria, i curiosi della conoscenza, i turisti fai da te o turisti per caso.
Ecco io ritengo di appartenere ai curiosi della conoscenza che cercano riscontri nelle fonti d’archivio.
Sulla scorta di tale curiosità la conoscenza che ho acquisito guardando i monumenti e poi leggendo le magre pubblicazioni sul patrimonio architettonico e artistico l’ho profusa nell’incontro con i circa quaranta meno giovani che hanno avuto la bontà di lasciarsi incantare o tediare dalla mia spiegazione.
La presentazione del piazzale nel bicromatismo geometrico di stampo romano, la simbologia delle figure geometriche, il richiamo dello stesso disegno nei nostri ‘vancali’, il perimetro delimitato dagli alti plinti reggenti le anfore sormontate dalle pigne.
Le pigne richiamano il culto dionisiaco e qui simboleggiano la fecondità. Il primato della chiesa sul marchesato: prospetticamente la facciata della chiesa madre è avanzata rispetto al Plesso scolastico una volta Castello del marchese Gaetani.
Alcuni accenni sono stati posti sulla tripartizione della facciata sia orizzontale che verticale, i fregi le conchiglie i festoni i fiori insomma. Mi sono sforzato di soddisfare quella curiosità che era già stata mia e quindi in maniera semplice e simpatica ho cercato di non annoiarli e farli sentire importanti.
Spero di essere riuscito in questo intento. Ho notato un grande interesse da parte di tutti. Il livello culturale era quello delle nostre brave Mamme, come tale andava servito e spero di averlo servito con molta dignità.
Mi sono sentito gratificato per l’attenzione prestatami e sono orgoglioso di essere figlio di cotanta maternità. Ho visto i loro occhi esprimere la gioia di un arricchimento culturale sul simbolismo, artistico religioso oscuro e arcano di cui non erano mai stati resi edotti .
Quando ho spiegato il ciclo di affreschi dei tre affreschi del Crestadoro li ho tenuti per circa un venti minuti con il naso all’insù, scendendo nel particolare degli eventi narrati: il primo biblico, la cacciata di Eliodoro dal tempio, il secondo evangelico il sacrificio della vittima innocente “ l’Eucaristia” e i 4 evangelisti. Il terzo etico religioso: il trionfo della fede sull’errore con tutti i particolari rappresentati e le varie allegorie.
Un accenno all’impianto planimetrico, alle dodici colonne agli stucchi delle quattro colonne che sorreggono la volta del transetto: i quattro dottori della chiesa latina.
Non ho trascurato di spiegare il cromatismo delle pale d’altare delle navate laterali che con i loro giochi di chiaro e scuro sono state pensate e realizzate per accrescere il coinvolgimento emotivo, in particolar modo il dolore materno per la premorte del figlio nella Madonna dello Spasimo di Olivio Sozzi.
Il commento più bello da parte di alcuni è stato “ in verità non avevo mai capito cosa rappresentassero tutti questi disegni nel tetto! Dopo sessant’anni che entro qui finalmente so cosa vogliono dire.”
La visita della Chiesa e del Collegio di Maria è servita come richiamo nella loro memoria di un tempo andato, buona parte dei partecipanti ha dei ricordi legati alla loro infanzia: l’ asilo, la scuola elementare, l’apprendimento dell’arte del ricamo e la realizzazione dei loro corredi.
Nessuno sapeva che il Collegio fosse stato realizzato dal Marchese Gaetani e del sacerdote Blundo per l’istruzione dei Sortinesi , questa è stata una lacuna colmata.
Questa occasione ha permesso di fare la conoscenza di alcuni illustri sortinesi, Il Marchese Cesare Gaetani, Il sacerdote Blundo il Parroco Salvatore Rigazzi, il Parroco Gurciullo…. la cui memoria è legata a questa istituzione che per trecento anni circa ha accompagnato l’evoluzione del nostro paese.
Il saluto del presidente ed il suo ringraziamento mi ha reso felice e soddisfatto.
Io penso che si sono divertiti e che al prossimo incontro ci sarà una maggiore adesione.
Francesco Raffa.
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Grazie Franco per la bella ...esternazione.
Per sopperire alla mancanza di foto (delle quali non ne so fare a meno nei vari post che pubblico)ho pensato di pubblicarne alcune fra quelle che ho fatto nel mese di marzo scorso, alla nostra Chiesa e al piazzale, nella veste primaverile (ciottolato su prato ...sortinese).
Per vedere tutte le foto cliccate sull'icona qui sotto:
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| SORTINO - CHIESA MADRE |
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per un tour della piazza cliccate (QUI)
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25 aprile 2009
il G8 AMBIENTE a SIRACUSA
AMBIENTE: TUTTO IL MONDO A SIRACUSA
- SIRACUSA, 22 APR - Apre nel pomeriggio a Siracusa il G8 Ambiente, vertice dei ministri dell'Ambiente che si svolge fino al 24 aprile al Castello Maniace. Cambiamenti climatici e biodiversita' i due temi centrali. Sul primo punto chiave le tecnologie a basso contenuto di carbonio e l'alleanza sullo sviluppo sostenibile. Per salvare le specie in arrivo la ''Carta di Siracusa''. Obiettivo del vertice, facilitare il dialogo in vista della Conferenza Onu di Copenaghen di dicembre per un nuovo accordo dopo Kyoto. (ANSA).
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Un tema controverso, quello delle cause che stanno determinando il riscaldamento globale del nostro pianeta.
Mi sembra, che nessuno neghi, che ad incrementare l’innalzamento della temperatura, sia la Co2 (anidride carbonica).
Tutti sono d’accordo che occorre ridurla.
Mi sembra anche di aver capito che le discordanze sono, sul “come”, su “chi” e in “quanto tempo”.
I paesi emergenti (Cina India), vorrebbero farlo meno degli altri, affermando che i livelli attuali di Co2 sono stati “prodotti” dai paesi industrializzati e quindi lo sforzo maggiore spetterebbe a questi paesi.
Come andrà a finire?
Intanto, sembra che il ministro Italiano per l'miente Stefania Prestigiacomo e il collega australiano Tony Burke hanno firmato un accordo per la cattura e lo smaltimento dell'anidride carbonica NEL SOTTOSUOLO...
Questa, è una di quelle notizie che sembra salvare capra e cavoli, ma ...
se nulla si crea e nulla si distrugge...?
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- SIRACUSA, 22 APR - Apre nel pomeriggio a Siracusa il G8 Ambiente, vertice dei ministri dell'Ambiente che si svolge fino al 24 aprile al Castello Maniace. Cambiamenti climatici e biodiversita' i due temi centrali. Sul primo punto chiave le tecnologie a basso contenuto di carbonio e l'alleanza sullo sviluppo sostenibile. Per salvare le specie in arrivo la ''Carta di Siracusa''. Obiettivo del vertice, facilitare il dialogo in vista della Conferenza Onu di Copenaghen di dicembre per un nuovo accordo dopo Kyoto. (ANSA).
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Un tema controverso, quello delle cause che stanno determinando il riscaldamento globale del nostro pianeta.
Mi sembra, che nessuno neghi, che ad incrementare l’innalzamento della temperatura, sia la Co2 (anidride carbonica).
Tutti sono d’accordo che occorre ridurla.
Mi sembra anche di aver capito che le discordanze sono, sul “come”, su “chi” e in “quanto tempo”.
I paesi emergenti (Cina India), vorrebbero farlo meno degli altri, affermando che i livelli attuali di Co2 sono stati “prodotti” dai paesi industrializzati e quindi lo sforzo maggiore spetterebbe a questi paesi.
Come andrà a finire?
Intanto, sembra che il ministro Italiano per l'miente Stefania Prestigiacomo e il collega australiano Tony Burke hanno firmato un accordo per la cattura e lo smaltimento dell'anidride carbonica NEL SOTTOSUOLO...
Questa, è una di quelle notizie che sembra salvare capra e cavoli, ma ...
se nulla si crea e nulla si distrugge...?
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Una canzone può cambiare il mondo?
(garda il video e leggi il testo)
---(garda il video e leggi il testo)
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Anima mia
si perde nel tuo silenzio
e non sappiamo più dove andare
Tutti quanti insieme salteremo in aria, BUM!
un vero e proprio attacco atomico in nome dell’energia
l’inevitabile scioglimento dei ghiacciai della Groenlandia
causerà poi la scomparsa di città meravigliose come Venezia
E l’acqua del mare più in alto salirà il Po e tutte le città
sommergerà.Tutti quanti insieme salteremo in aria,
BUM! Potremo finalmente respirare
senza quei gas
di cui siamo già
contaminati
da quelle scorie
nucleari che
che in nome di
quel libero
commercio
e della
globalizzazione
è possibile portare
il cancro nelle
case dei cittadini
Sognando Chernobyl
e i figli suoi
già sparsi
in tutto il mondo
per inquinare ciò che poi vediamo…
e non sappiamo più dove andare
Tutti quanti insieme salteremo in aria, BUM!
un vero e proprio attacco atomico in nome dell’energia
l’inevitabile scioglimento dei ghiacciai della Groenlandia
causerà poi la scomparsa di città meravigliose come Venezia
E l’acqua del mare più in alto salirà il Po e tutte le città
sommergerà.Tutti quanti insieme salteremo in aria,
BUM! Potremo finalmente respirare
senza quei gas
di cui siamo già
contaminati
da quelle scorie
nucleari che
che in nome di
quel libero
commercio
e della
globalizzazione
è possibile portare
il cancro nelle
case dei cittadini
Sognando Chernobyl
e i figli suoi
già sparsi
in tutto il mondo
per inquinare ciò che poi vediamo…
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10 aprile 2009
LA TERRA TREMA
Oggi 10 aprile 2009, venerdì santo, il pensiero e la solidarietà sono rivolti alla gente d’Abruzzo, che sta subendo le conseguenze disastrose del terremoto, che ha distrutto le loro case, uccidendo molte persone che le abitavano.
Ogni volta che succedono questi eventi sismici, non posso fare a meno di pensare al “nostro” terremoto del 1693 che distrusse completamente la vecchia Sortino.
Giuseppe Briganti, nel suo libro “Erbesso Pantalica Sortino”, così descrive quei tristissimi giorni: << ... La prima scossa si ebbe nella notte del 9 gennaio 1693, verso le ore quattro, e, a Sortino, caddero parecchie case e chiese. Gli abitanti colti nel sonno, reagirono subito al primo momento di stupito sgomento, cercando di rimuovere le macerie e di portare sollecito aiuto ai feriti, [...] Si era giunti, così, alla domenica 11 gennaio la gente si recò in chiesa ad ascoltare le messe [...] Molti dei fedeli vi fecero ritorno la sera, per cantare il “Te Deum” di ringraziamento per lo scampato pericolo. Erano le ore 21 quando l’inno del popolo in preghiera fu sommerso da un boato assordante, mentre le mura rimasti in piedi crollavano sui devoti e i massi, che venivano giù dalle montagne sovrastanti, spazzavano le case nel loro cammino di morte e, di essi, si vedeva solo la fitta polvere e si udiva l’assordante rumore nella valle. Fu un momento di folle terrore che attanagliò gli scampati laceri, insanguinati, disperati per la morte di congiunti e amici. Quello, che era stato un paese, fu subito trasformato in un cumulo di macerie informi, in un enorme cimitero, più di 1500 morti, dove i vivi, che vagano, invocando le persone care, sembravano i fantasmi di un sogno macabro. E, a dare a questo spettacolo le dimensioni di un incubo, sopraggiunse un temporale, con tuoni, fulmini e pioggia a dirotto, mentre tutto quello sfacelo veniva illuminato, a tratti, in quella notte buia di terrore, dai lampi ricorrenti. [...] I fiumi in piena avevano travolto le colture e la terra squarciata aveva inghiottito alberi e casolari. Sembrava che tutte le forze della natura si fossero date convegno per annientare quel paese, già tanto martoriato >>
Il collegamento tra la giornata di oggi (venerdì santo) e il terremoto che distrusse Sortino è dato dal fatto che questa mattina presto, come saprete, si è svolta a Sortino la processione di Gesù legato alla colonna ( U Nummu ru Gesu). Questa statua lignea risale a prima del terremoto del 1693 e che, come scrive il parroco Andrea Guriullo, <<...fu trovata intatta sotto le pietre nell’anno 1697...>>.
Come tutti sanno, Sortino fu ricostruita più in alto del sito originale (new town?...), ma la cosa che non riesco a comprendere come è potuto accadere che, ricostruita la nuova Sortino, il vecchio sito è stato completamente dimenticato e, nel corso degli anni, si è trasformato in tante piccole e grandi proprietà private.
Da qualche anno a questa parte, grazie all’ostinazione di Gioacchino Bruno, Gek, (nipote del mitico Gioacchino) presidente dell’associazione SciliAntica, alla signora Maria Cannata, che ha messo a disposizione la sua proprietà, ai volontari della stessa associazione che, con lavoro, amore, pazienza e tenacia stanno riportando alla luce una parte della vecchia Sortino medioevale dove i nostri avi sono vissuti per secoli, fino all’evento catastrofico del 1963.
Nell’estate del 2007, accompagnato dal suddetto Gioacchino Bruno, ho visitato la piccola zona degli scavi. Dalle foto di quella visita ho ricavato un videoclip che trovate alla fine di questa non breve dissertazione...
A segire trovate anche la processione do Nunnu ru Gesu del 2006.
Auspico che, nel prossimo futuro, tutta la zona possa diventare un sito archeologico visitabile, per ricordare alle generazioni future il luogo dove i nostri progenitori vissero e i loro amici e parenti ci sono rimasti per sempre.
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Sortino diruta: Resti del muro della vecchia Chiesa Madre
foto Dario Minnalà
S. Maria del Soorso.
Il quadro trovato e donato dalla famiglia Guglielmini.
Da sinistra: Sig. Guglielmini con la figlia Lucia, Dario, Jack Bruno, Paola Pinchon e Luigi Ingaliso.
foto inviata da Dario Minnalà
Mappa sismica dell'Italia
Ogni volta che succedono questi eventi sismici, non posso fare a meno di pensare al “nostro” terremoto del 1693 che distrusse completamente la vecchia Sortino.
Giuseppe Briganti, nel suo libro “Erbesso Pantalica Sortino”, così descrive quei tristissimi giorni: << ... La prima scossa si ebbe nella notte del 9 gennaio 1693, verso le ore quattro, e, a Sortino, caddero parecchie case e chiese. Gli abitanti colti nel sonno, reagirono subito al primo momento di stupito sgomento, cercando di rimuovere le macerie e di portare sollecito aiuto ai feriti, [...] Si era giunti, così, alla domenica 11 gennaio la gente si recò in chiesa ad ascoltare le messe [...] Molti dei fedeli vi fecero ritorno la sera, per cantare il “Te Deum” di ringraziamento per lo scampato pericolo. Erano le ore 21 quando l’inno del popolo in preghiera fu sommerso da un boato assordante, mentre le mura rimasti in piedi crollavano sui devoti e i massi, che venivano giù dalle montagne sovrastanti, spazzavano le case nel loro cammino di morte e, di essi, si vedeva solo la fitta polvere e si udiva l’assordante rumore nella valle. Fu un momento di folle terrore che attanagliò gli scampati laceri, insanguinati, disperati per la morte di congiunti e amici. Quello, che era stato un paese, fu subito trasformato in un cumulo di macerie informi, in un enorme cimitero, più di 1500 morti, dove i vivi, che vagano, invocando le persone care, sembravano i fantasmi di un sogno macabro. E, a dare a questo spettacolo le dimensioni di un incubo, sopraggiunse un temporale, con tuoni, fulmini e pioggia a dirotto, mentre tutto quello sfacelo veniva illuminato, a tratti, in quella notte buia di terrore, dai lampi ricorrenti. [...] I fiumi in piena avevano travolto le colture e la terra squarciata aveva inghiottito alberi e casolari. Sembrava che tutte le forze della natura si fossero date convegno per annientare quel paese, già tanto martoriato >>
Il collegamento tra la giornata di oggi (venerdì santo) e il terremoto che distrusse Sortino è dato dal fatto che questa mattina presto, come saprete, si è svolta a Sortino la processione di Gesù legato alla colonna ( U Nummu ru Gesu). Questa statua lignea risale a prima del terremoto del 1693 e che, come scrive il parroco Andrea Guriullo, <<...fu trovata intatta sotto le pietre nell’anno 1697...>>.
Come tutti sanno, Sortino fu ricostruita più in alto del sito originale (new town?...), ma la cosa che non riesco a comprendere come è potuto accadere che, ricostruita la nuova Sortino, il vecchio sito è stato completamente dimenticato e, nel corso degli anni, si è trasformato in tante piccole e grandi proprietà private.
Da qualche anno a questa parte, grazie all’ostinazione di Gioacchino Bruno, Gek, (nipote del mitico Gioacchino) presidente dell’associazione SciliAntica, alla signora Maria Cannata, che ha messo a disposizione la sua proprietà, ai volontari della stessa associazione che, con lavoro, amore, pazienza e tenacia stanno riportando alla luce una parte della vecchia Sortino medioevale dove i nostri avi sono vissuti per secoli, fino all’evento catastrofico del 1963.
Nell’estate del 2007, accompagnato dal suddetto Gioacchino Bruno, ho visitato la piccola zona degli scavi. Dalle foto di quella visita ho ricavato un videoclip che trovate alla fine di questa non breve dissertazione...
A segire trovate anche la processione do Nunnu ru Gesu del 2006.
Auspico che, nel prossimo futuro, tutta la zona possa diventare un sito archeologico visitabile, per ricordare alle generazioni future il luogo dove i nostri progenitori vissero e i loro amici e parenti ci sono rimasti per sempre.
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Mappa di Sortino Diruta.
Eseguita da Gioacchino Bruno jr nel 1993
(per ingrandire cliccare sulla foto)
Sortino diruta: lavori di bonifica
foto dario Minnalà
Eseguita da Gioacchino Bruno jr nel 1993
(per ingrandire cliccare sulla foto)
foto dario Minnalà
foto Dario Minnalà
Il quadro trovato e donato dalla famiglia Guglielmini.
Da sinistra: Sig. Guglielmini con la figlia Lucia, Dario, Jack Bruno, Paola Pinchon e Luigi Ingaliso.
foto inviata da Dario Minnalà
Mappa sismica dell'Italia
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